— .... Sì.

— Mi perdoni se insisto, — il medico ripigliò. — Lei, forse, per certe ragioni sue particolari, non mi vorrà dire la verità; ma lei ha veramente avuto qualche grande spavento, che le deve aver fatto molto male; me lo dica; una caduta? un pericolo corso da lei o da qualcuno della sua famiglia? un delitto commesso in una strada o in campagna, di cui lei sia stata spettatrice all'impensata? —

Camilla tremò forte come se le pigliasse la febbre; poi chiuse gli occhi, e voltò la testa dall'altra parte lasciandola cadere pesantemente sulla spalla.

La bambina mise un grido.

— Non è nulla, — disse il medico· — mi lascino solo; forse non vuol confidare il suo segreto che a me. —

Fu lasciato solo.

Di lì a un quarto d'ora uscì, e tutta la famiglia gli si strinse intorno.

— Non le ho cavato di bocca una parola, — disse il medico; — ma sono più che mai persuaso che una grande commozione di spavento sia stata la cagione della sua malattia; essa non vuol dir nulla; è segno che c'è sotto qualcosa. La malattia è grave, il sistema nervoso ha avuto una scossa funesta. La giovane, a quanto pare, era già prima di una complessione fisica assai delicata; il colpo, che non avrebbe forse offeso una persona robusta, è stato troppo forte per lei. Loro potranno tentare di scoprir qualcosa; ma non è necessario; la natura della malattia è abbastanza palese.

A un'ultima domanda direttagli mentre apriva la porta per uscire, rispose sottovoce poche parole che fecero restar tutti pensierosi.

L'inferma andò peggiorando rapidamente. Spesso le venivano accessi di delirio, a cui tenevan dietro spossatezze mortali e letarghi profondi. Delirando parlava, e tutti raccoglievano ansiosamente le sue parole, per veder di cavarne qualche lume sul fatto che essa mostrava di voler nascondere. Ma non riuscirono a nulla. Osservarono però un atto che faceva sovente, di coprirsi il volto colle mani e di scotere il capo come vien fatto alla vista improvvisa di qualcosa che ci metta orrore. Qualche volta si metteva a sedere sul letto e guardava qua e là pel pavimento cogli occhi stralunati, come se ci fosse qualcosa di sparso che si movesse. Tratto tratto, nei momenti di maggiore agitazione, faceva un cenno per imporre silenzio, si cacciava una mano dietro l'orecchio come per raccogliere meglio un suono lontano, e gridava con un accento di terrore: — Giù! — Ma l'idea più strana, alla quale essa tornava ogni momento, e qualche volta anche a mente tranquilla, era che qualcuno cercasse di portarle via la sua roba: un par di vestiti e un po' di biancheria, che eran chiusi in un piccolo baule accanto al letto. Vi teneva l'occhio su continuamente; si sarebbe detto che aveva là dentro qualche gran segreto. Un giorno disse che voleva bruciare ogni cosa, e la bambina le rispose che non gliel'avrebbero permesso. — Allora, — mormorò essa, — mi prometta che lo faranno appena sarò morta. — Del resto, era sempre dolce e rassegnata, e non finiva mai di ringraziare i suoi padroni delle cure che le prodigavano e dell'affetto che mostravan di avere per lei. — Io lo so che debbo morire, — disse un giorno alla signora... — ci son preparata; ma mi rincresce di morir qui, e dar un dolore a loro che mi hanno fatto tanto bene... (e poi guardando intorno) e rattristare anche la casa. Mi faccia una grazia, mia buona signora! — proruppe finalmente con voce supplichevole; — mi faccia portare all'ospedale! —