Sin dai primi giorni la signora cercò di saper qualcosa della sua famiglia. Si turbò, diede risposte vaghe, pareva che quelle domande le facessero male. La signora voleva sapere almeno dov'era nata. Essa pronunziò il nome di un villaggio, il primo che le occorse alla mente, con un'aria che diceva: — Non è questo; ma ve lo dico, per cavarmi di imbarazzo. — Bastò: la signora non insistette di più; ritentò qualche tempo dopo, ma collo stesso effetto; decise infine di non darsene pensiero.
Ogni giorno si mostrava più diligente, più mansueta, più dolce. La figliuola piccina della signora le aveva posto un affetto vivissimo; la signora stessa non faceva che lodarsene e compiacersene con parole che parevano ispirate da una calda simpatia; di che il marito soleva canzonarla, dicendole ch'ella era un'anima romanzesca soggiogata dal fascino del mistero; ma che il tempo avrebbe fatto la luce, e la luce rischiarato Dio sa che cosa. Ma il tempo non rivelò nulla, e Camilla si fece sempre più amare.
Aveva un solo difetto, se si può chiamare difetto una sventura: ed era una estrema sensitività nervosa, che la faceva tremare a un rumore improvviso, all'apparire inaspettato di una persona, a una voce che la chiamasse da un'altra stanza, a qualunque movimento o suono o vista, a cui non fosse preparata. Qualche volta le prendeva quasi male. Nè letture di cose tristi, nè narrazioni di misfatti, nè descrizioni di spettacoli, nei quali fosse la più lontana idea di un pericolo, si potevano fare in sua presenza senza che dèsse così manifesti segni di turbamento e di pena, da fare smettere il parlatore più ostinato. Quando una, quando due volte al mese, non per altra cagione che per queste scosse, era costretta a mettersi a letto, e a starci un par di giorni, prima dolorosamente agitata e poi rifinita come da una lunga malattia.
Una sera tutta la famiglia era raccolta nella sala da pranzo, e Camilla seduta in un canto. Era notte avanzata; chi leggeva, chi scriveva, nessuno parlava; non si sentiva fiatare. Sul terrazzino c'eran dei vasi di fiori; e solo il rumore delle foglie scosse dal vento, e i rintocchi lontani di una campana turbavano quel silenzio. A un tratto s'udì in una stanza accanto un colpo forte come di cosa pesante caduta dall'alto, e insieme un acutissimo grido. Quasi nello stesso punto un altro grido, più acuto del primo, proruppe dalla bocca di Camilla. La signora, il marito, i figliuoli, senza badare a lei, corsero nell'altra stanza. — Non è nulla! — gridò dopo un momento la madre. Era la bambina che, cercando al buio la corda del campanello per fare uno scherzo, aveva urtato colla mano in un grosso martello appeso al muro, e il martello le era caduto sui piedi. Tornarono subito nella sala da pranzo e là videro Camilla distesa in terra. L'alzarono, le sanguinava il viso; nel punto stesso che aveva gettato il grido, era svenuta, e nel cadere aveva dato della fronte contro una seggiola. La portarono a letto, rinvenne; ma le si manifestò subito una febbre così violenta, che ne furon tutti spaventati. Quando potè parlare, domandò che cosa fosse stato quel colpo e quel grido; glielo dissero; dapprima pareva che non volesse credere, non era bene in sè, usciva in esclamazioni senza senso. Poi parve che ricuperasse la ragione, e allora, fattosi spiegare di nuovo quello che era accaduto, domandò perdono dell'inquietudine di cui era stata cagione, e pianse. Cercarono di consolarla. — Che c'è da piangere? — le domandò la bambina. Ed essa piangendo più forte rispose: — Lo so io! —
Il giorno dopo mandarono pel medico. Il medico venne e, prima d'entrare nella camera di Camilla, si fece raccontare tutti gli accidenti che avevano preceduto la malattia. Entrato, esaminò la malata, le fece qualche interrogazione intorno al suo stato presente, e poi le domandò:
— Dica: ha mai avuto nessun grande spavento nella sua vita? —
La ragazza si scosse violentemente, e di pallida che già era, diventò pallidissima.
— Mi risponda sinceramente; le faccio questa domanda per suo bene.
— Nessuno spavento... — balbettò Camilla dondolando il capo, e fingendo di cercare nella sua memoria.
— Me lo può assicurare? — ridomandò il medico.