— Se è vero! Me l'ha detto il Sindaco, e poi va a vedere, hanno aggiunto il mio nome all'elenco. E non basta. Tra mio fratello e me non c'era che un anno di differenza; a me, in giusta regola, sarebbe toccata la coscrizione l'anno venturo; ma quest'anno, come saprai, e se non lo sai te lo dico, fanno due leve in una volta, perchè sono in credito d'una; per conseguenza siamo serviti. Tra un mese, via!
— Ma è possibile? — esclamò la ragazza con voce alterata.
— E come! — rispose il giovane con un sorriso rabbioso. — Ma non c'è da darsene pensiero, sai! Che cosa sono cinque anni! Una bagattella! Zaino, gamella, pan nero, e avanti! E viva il Re! —
E diede un così forte pugno nel muro che s'insanguinò le dita.
— Ma Carlo! — gridò Camilla afferrandolo; — cosa fai!
— Cosa faccio? — rispose egli con un riso convulso; — guarda cosa faccio! — e fece un atto impetuoso come per darsi un pugno nel mento. Ma fermò il braccio ad un tratto, diede in una risata ed esclamò: — Ah! mi dimenticavo che non si stracciano più le cartucce coi denti; tanto vale conservarli.
E si mise a passeggiare avanti e indietro canterellando colla voce strozzata fra i denti.
Camilla pallida, fuor di sè dalla sorpresa e dal dolore, lo seguitava senza parola, guardandolo cogli occhi spalancati.
— Cosa ne dici? — domandò Carlo fermandosi.
— Ma cosa ne ho da dire! — proruppe Camilla con voce tremante. — Ti dico che mi sembra un sogno! Ti dico che non ci posso credere! Ti dico che mi scoppia il cuore! — E gli gittò le braccia al collo singhiozzando.