E subito dopo un colpo forte come di una pesante caduta dall'alto, e nello stesso punto un altissimo grido di dolore seguìto da un lungo e sordo lamento.
Il Curato, Camilla, il ragazzo, agghiacciati dallo spavento, si slanciano sull'aia verso la camera di Carlo.
Non sono ancora arrivati alla porta che sentono dall'altra parte della casa un colpo di fucile.
Presi da nuovo spavento, quasi fuori di sè, gettando alte grida, si precipitano verso la porta; la porta è chiusa. Picchiano, gridano: nessuno risponde. Nella camera di Carlo c'era sempre il lume. Ricominciano a picchiare: nessuna risposta. Gridano aiuto, e arriva allora un carabiniere, esclamando: — È preso!
— Chi è preso? — domandarono ad una voce Camilla ed il Curato.
— S'è sentito un grido, — rispose il carabiniere, — un grido come d'un uomo assassinato, e un momento dopo un uomo è saltato giù dalla finestra nel campo, e via di corsa. Noi dietro gridando: — Ferma! — E lui non risponde e continua a correre. Noi abbiamo pensato: — È l'assassino. — Si grida ancora: — Ferma! — Non risponde. Allora il mio compagno ha tirato un colpo di pistola, l'uomo è caduto, siam corsi; era Marco il liquorista, la palla gli ha spezzato il braccio.
— Carlo! Carlo! — prese a gridare disperatamente Camilla, picchiando coi pugni e raschiando colle unghie la porta.
Sopraggiunsero in quel punto i contadini con vanghe e accette e in pochi momenti atterrarono la porta, e si precipitarono nella stanza, Camilla la prima. Videro Carlo steso supino sul letto: guardarono il tavolino era sparso di sangue; guardarono in terra, un lago di sangue; s avvicinarono al letto, era tutto macchiato di sangue. A un tratto Camilla si sentì qualcosa sotto un piede, si chinò, lo raccolse, guardò.... e gettando un urlo straziante di terrore e di ribrezzo, cadde svenuta.
Aveva raccolto il dito indice della mano sinistra di Carlo.