— A proposito, e Furio? — domandò il padre alla zia. — Come non è qui? Furio! — gridò affacciandosi alla finestra.

E la zia di sulla porta: — Furio! —

— Ora lo vado a pigliar io, — borbottò montando la scala; — malcreato! —

Ci fu qualche minuto di silenzio; si sentì sopra il passo affrettato della zia, poi lo scoppio della sua voce, poi un altro rumor di passi più fitto, e poi di nuovo giù per le scale una sfuriata di acerbe parole:

— Vanitoso sciocco! — gridava la vecchia, fermandosi ad ogni scalino, e ripigliando fiato a ogni parola; — guardate se par possibile! Un ragazzaccio di quindici anni! Per sua cognata, poi! E mentre stanno giù ad aspettarlo!

— Che cos'è stato? — domandò il padre sbadatamente.

— Figuratevi, — rispose la zia, ferma sulla porta, come per impedire al ragazzo di entrare prima ch'essa avesse finito la sua invettiva; — vado su, m'avvicino in punta di piedi alla sua camera, e me lo vedo là, con uno specchio davanti e uno di dietro, che si lisciava i capelli come un damerino, e aveva messo sossopra ogni cosa: biancheria, panni, spazzole, saponi, boccette; pareva il cassettone di una sposa.... —

La signora rideva.

— Ma questo non è nulla, — proseguì la zia, dando un'occhiata verso la scala, dove la povera vittima stava aspettando; un puzzo indiavolato di sigaro, da non poterci respirare: ha fumato!

— Oh! — interruppe il padre fingendo un atto di collera.