— Ma gli ho dato una lezione! — la vecchia riprese, e faceva l'atto di dare uno schiaffo; e poi, rivoltandosi verso la scala: — Animo, avanti!
Il povero ragazzo, che aveva sentito tutto, veniva giù adagio adagio, umiliato, confuso, coi capelli in disordine, con una vecchia cacciatora indosso, chè la zia non gli aveva lasciato tempo di mutarsi, senza solino, senza cravatta, come un povero. Arrivato sulla porta, la zia lo cacciò dentro con uno spintone; egli si trovò davanti alla signora che gli era venuta incontro; la guardò, la vide ridere, si fece color del fuoco, si sentì mancar la parola, abbassò la testa e stette lì immobile, col respiro sospeso, nell'atteggiamento d'un condannato.
— Saluta dunque la cognata! — disse la zia.
— Signora!... — mormorò egli con un fil di voce; ma non gli riuscì di alzare la testa.
— Signora! — ripetè la vecchia spietata contraffacendolo; — e non hai nient'altro da dire a tua cognata? alla sposa di tuo fratello, che non hai mai veduta? Bell'accoglienza da fare a una parente! Compatitelo, Iride, è un ragazzaccio zotico, è sempre stato in campagna, non ha mai visto nessuno....
— Eh, già, — soggiunse il padre guardando fisso Furio, come avrebbe guardato un gatto imbalsamato dentro una vetrina, — già, a quell'età siamo stati tutti così, non si sa nè muoversi nè parlare; ma poi, col tempo....
— Costui non cambierà, sai; — la zia soggiunse, — è impossibile; si vede proprio che non c'è nato.
— O perchè? — disse la signora con un accento amorevole di difesa.
E tutti e tre continuarono a guardarlo. Oramai la vergogna del povero Furio faceva pietà, il sangue gli era salito al viso tanto che gli occhi ne parevano velati, la testa gli pesava come se fosse di piombo; si vedeva che soffriva. La signora se n'accorse, si voltò da un'altra parte ridendo, e mutò discorso. Furio scomparve.
Ma bravo! Era un mese che vi rallegravate al pensiero che una bella signora sarebbe venuta a rompere la monotonia uggiosa delle vostre ferie campestri; un mese che andavate fantasticando i discorsi che le avreste fatti e le cose carine che v'avrebbe risposte; un mese che, passando davanti allo specchio, vi fermavate, e non andavate più al sole per non farvi più nero; un mese che vi logoravate i denti colle polveri, la testa coi pettini e l'unghie colla limettina; un mese che vi lamentavate colla sorella dei vostri vestiti, che vi parevan grossolani e disadatti, e avreste voluto aver tutto bello e fine per far onore all'ospite aspettata; un mese che contavate i giorni e le ore che dovevan passare prima ch'ella arrivasse, e vi promettevate che sareste stato con lei amabile e gentile, e le sareste riuscito simpatico, e vi sareste fatto voler bene; ed ora, al momento di cominciare, vi presentate in quel modo, colla impronta d'un ceffone sul viso, colla testa irta come un'istrice, vergognoso, muto e cocciuto come il più tanghero scolaretto del vostro Ginnasio!