E andava ritirando il piede, stretto intorno alla noce dalla mano del ragazzo, come da un cerchio di ferro.
— Ma basta! — proruppe Iride con uno scoppio di risa.
Furio si alzò tutto rosso, sudante e glorioso, e quando Iride si fu allontanata, diede in un riso represso, si strinse un dito fra i denti, si stropicciò forte le mani, battè i piedi, rise di nuovo, e alzando gli occhi al cielo esclamò con trasporto di contentezza:
— Oh Dio! Dio! Come sono felice! Non c'è nessuno più felice di me sopra la terra!
XIII.
A Iride non era nemmeno passato per la mente che sotto quella gran timidezza del ragazzo si nascondesse qualcosa; e non c'è da meravigliarsene. I ragazzi noi li crediamo sempre più ragazzi di quel che sono. E questo, perchè, al solito, vedendoli e trattandoli, non ci è presente alla memoria il grado vero d'intelligenza e di sensitività che avevamo noi all'età loro. Se ci fosse presente sempre, ci ricorderemmo, per esempio, quasi tutti che, da bambini, abbiamo sentito far dei discorsi, in presenza nostra, che noi ora, alla presenza d'altri bambini, non ripeteremmo; e allora coloro che li facevano, erano fermamente persuasi che noi non gl'intendessimo; e gl'intendevamo invece quanto loro, e facevamo le viste di no. L'intelligenza dei fanciulli precorre quasi sempre l'accorgimento dei genitori o degli educatori, o di chiunque abbia ragione di tenerli al buio di qualche cosa per un certo tempo; le cautele vengono quasi sempre tardi; e fra quando cominciano a capire e quando si comincia a sospettare che capiscano, tutti i fanciulli sono più o meno ipocriti, e la loro ipocrisia è tanto più fina e profonda, quanto più viva e più spesso delusa la curiosità.
Lo stesso segue degli affetti.
Un ragazzo di quattordici anni! Chi gliel'avesse detto, a Iride, ell'avrebbe dato in uno di quei suoi scoppi di risa freschi e sonori, che facevano restar a bocca aperta il suo piccolo schiavo.
XIV.
Riconovaldo, più che stizzito, offeso dalla indifferenza crescente di Candida, continuava a rodersi dentro, ad almanaccare la maniera di vincerla, a tentar anche d'irritarla, se non altro, e di farsi detestare a viso aperto; pur ch'ella smettesse di portarsi così, come se non s accorgesse di lui. Poichè dice bene il Leopardi, che gli uomini tollerano l'odio, e talvolta pure se ne gloriano; ma ad un segno o ad un sospetto che abbiano di noncuranza, pochi sono così forti che restino immobili, e non si diano con ogni mezzo a cercare di liberarsene, discendendo anco, se occorre, ad atti vili. E più che in altri doveva questo esser vero in lui, che, oltre al naturale sospetto d'esser preso per una testa piccina e un'anima vuota, aveva la coscienza altera della sua bellezza, e non si vedeva nemmeno guardato.