— Ti dico di sì, figliuol mio; tu non ti senti bene, hai bisogno d'aria, dammi il braccio, e andiamo a fare una passeggiata nel giardino. —

Furio, esitando, le porse il braccio; la condusse, a passo incerto, fino alla porta, e lì l'affare si fece serio: doveva passar prima lui? prima lei? tutt'e due insieme? a braccetto o divisi? Iride, ridendo, passò la prima. — Ah! questo cavaliere... — esclamò poi, riprendendo il braccio del poveretto tutto vergognoso; — andiamo, via. —

Furio, che non aveva più quegli occhi dinanzi, ritornava a poco a poco padrone di sè e incominciava ad afferrare colla mente la sua felicità; ma, oh Dio! fatti dieci passi, cracche, le ha messo il piede sul vestito; Iride guarda, è stracciato.

— Ma guarda come cammini! — esclamò con voce stizzosa, arrossendo. — Non vengo più, ecco! — E si sciolse bruscamente dal braccio del suo cavaliere; ma subito ritornò verso di lui sorridendo, e gli disse: — Povero Furio, come sei rimasto male! — Poi, porgendogli la mano, soggiunse: — Qua, facciamo la pace. —

Furio pose la sua destra tremante nella piccola mano d'Iride, e continuò a camminare più impacciato che mai. Andavano per un viottolo fiancheggiato da due alte siepi. Iride fece qualche domanda al piccolo cognato intorno alla sua scuola, alle sue occupazioni, alla campagna, di quelle solite domande che si fanno ai ragazzi senza badare alla risposta, e poi, ridendo, lo interrogò della zia: — Un po' durotta, eh? — e l'interruppe per accennargli un fiore, che glielo pigliasse. Furio lo prese e lo teneva in mano per non saper come porgerlo.

— Animo, sii gentile, e mettilo qui, per bene. —

E si voltò di fianco e chinò con molta grazia la testa, perchè glielo mettesse nei capelli; Furio glielo mise.

— Dio mio! — gridò Iride, spaventata, dopo pochi passi; — che strada è questa? —

Aveva messo un piede sull'orlo d'un fossetto pieno d'acqua e c'era scivolata dentro un buon palmo. Con un leggero sforzo tirò fuori il piede tutto stillante. Allora Furio si buttò in ginocchio, e prima col fazzoletto e poi coll'erba del sentiero strappata in fretta e furia, cominciò a fregare lo stivaletto con una foga disperata.

— No, no, basta, — andava dicendo Iride: — basta, Furio, grazie, non ti affaticare, tanto son tutta bagnata, bisogna ch'io mi vada a cambiare, basta, lascia pure. —