— Ma sei sempre così arruffato! — soggiunse Iride, e gli passò una mano sul capo. Furio diede un guizzo, piegò sotto come una verga di giunco, e il suo rossore disparve.
— E adesso? — dimandò la signora, ritirando la mano.
— ... Che? — mormorò Furio, ricomponendosi.
— Che cos'hai?
— ... Nulla.
— Guarda come ti sei messo la cravatta. Se fossi tua madre, vedo che avrei un gran da fare per darti un po' di garbo. Ecco, guarda come si fa, fermo un momento: così... e così... —
E nel piegare e ripiegare la cravatta andava ripetendo quei così con una vocina lenta e carezzevole, a pause, come si fa ai bambini quando non voglion lasciarsi vestire. Tutt'ad un tratto tirò indietro le mani e domandò: — Perchè tremi?
— Non tremo, — rispose in fretta il ragazzo.
— Ma sì che tremi, e sei diventato pallido!
— Io no.