— “.... Brutta fino quasi al ridicolo, la gente si capisce, non l'aveva punto assuefatta male. Circondata sempre d'un'atmosfera glaciale, sempre imbarazzata e nervosa come persona che cammini sotto sguardi malevoli ed ironici....„
— E qui.
— “.... Voi non lo potete mica sapere tutto quello che io soffro, povera bambina, voi non lo potete.... è impossibile! Immaginatevi ch'io sono sola al mondo, più sola d'un'altra, perchè sono brutta e spiacevole, e questo mi condanna a esser sempre sola, senza affetto, senza marito, senza figliuoli! E io sarei stata una così buona madre, sapete, Sibilla, una così tenera madre!„ —
Riconovaldo, leggendo, s'era turbato; quand'ebbe finito, chiuse il libro e rimase pensieroso.
— Ma che diavolo dice quei libro? — domandò la donna.
Il giovane non rispose
— Io era qui quando la signorina leggeva, e leggendo quella pagina lì, piangeva, e faceva i segni coll'unghia, e poi, quando andai fuori, diede in un pianto dirotto, e seguitò a piangere per tutta la sera. —
Riconovaldo continuava a tacere, cogli occhi immobili a terra, come trasognato.
— E poi tante altre cose, — riprese la donna. — Una sera venne su in fretta, che pareva più allegra del solito, e cominciò a scrivere, a scarabocchiare, a stracciar fogli e ci stette fino a notte avanzata, che non pareva mai contenta del suo lavoro; e poi per che cosa? Avesse almeno scritto una lettera! Di tanto scrivere, la mattina non c'era altro che un fogliolino di carta pieno di sgorbi e di cancellature, nascosto in fondo al cassetto...
Così dicendo la vecchia aperse il cassetto, prese il foglio e lo porse; Riconovaldo lesse a stento tra frego e frego: — “.... Bisogna capirli, bisogna studiarli, ma per studiarli bisogna amarli.... I ragazzi.... Quando il cuore si apre.... la compagnia delle bambine della sua età....„ Cos'è questo? — gridò il giovane colla voce tremante, passandosi una mano sulla fronte; scorse il foglio da capo a fondo, c'era tutto il suo discorso di quella sera intorno all'educazione dei ragazzi.