Furio, pallido e trasfigurato che metteva pietà, venne innanzi tremando e vacillando.
— Animo — disse il giovane — ora è tempo che tu venga a veder tua sorella.
— Oh! no! — esclamò il ragazzo con voce di pianto, retrocedendo; — non posso! non ho coraggio!
— Vieni! — ripetè Riconovaldo con accento imperioso. — È nostro dovere d'importelo e tuo dovere d'obbedire.
Furio obbedì; Riconovaldo lo prese per mano e lo condusse sopra; il padre e la zia lo seguirono.
Sul punto d'entrare nella camera di Candida, Furio si sentì mancar le gambe; il giovine lo sorresse e gli disse: — Coraggio! — ed entrarono.
La camera era quasi buia; Candida era a letto tutta coperta fino al mento; Furio gettando un grido disperato si lanciò verso di lei, ma si arrestò ad un tratto e cadde in ginocchio, singhiozzando: — Candida! Candida! io ti volevo tanto bene... perdono! —
Candida tirò fuori un braccio e fece l'atto di cingergli il collo; Furio s'alzò, chinò il viso sulla spalla di lei, esclamando con voce soffocata: — Oh Dio! Dio! che cosa ho fatto! che cosa ho fatto! — ed essa gli posò la mano sul capo e stettero un po' di tempo così.
All'improvviso Furio si sentì sul capo un'altra mano, e balzò indietro atterrito.
Candida, sorridendo, gli tese tutt'e due le mani sane e intatte come le aveva sempre avute.