Furio guardò, si passò una mano sugli occhi, girò lo sguardo intorno, lo rifissò sulle mani di Candida, cominciò ad ansare, a gemere, a sorridere, a mormorare qualche tronca parola, ad agitarsi tutto come preso da febbre, e poi, tutto a un tratto, raccolta con grande sforzo la voce, proruppe in un altissimo grido di gioia e si gettò fra le braccia di sua sorella.
— Povero Furio! — essa gli disse, accarezzandolo affettuosamente, — perdonami; ho fatto tutto questo per tuo bene; il dolore che hai sofferto per cagion mia t'ha guarito; ora sei contento e tranquillo; ma ho sofferto anch'io tanto per te; pensa quel che mi dev'esser costato il farti penare così! Riconovaldo m'aiutò, persuase il babbo e la zia, eravamo tutti d'accordo; tu mi perdoni, Furio, non è vero? —
Furio senza staccar la bocca dal viso di Candida accennò di sì.
— Ed ora, — uscì a dire Riconovaldo, — io ne ho già parlato al babbo e alla zia; Furio verrà a fare un piccolo viaggio con me, per compenso di quello che gli abbiamo fatto soffrire. —
Furio si gettò al collo di Riconovaldo. Questi si accostò a Candida, cinse con un braccio la testa di lei, coll'altro la testa di Furio, se le serrò tutt'e due contro il petto, e dopo aver guardato un pezzo i due vecchi meravigliati di quell'atto, sorrise e disse: — Non avete ancora capito che c'è qualche faccenda da accomodare? —
E allora Candida nascose dietro al capo di Furio il suo viso purpureo e radiante di fidanzata.
UN GRAN GIORNO.
La famiglia G*** era in villeggiatura, a poche miglia da Firenze, quando l'esercito italiano si preparava ad andare a Roma. L'impresa non era veduta di buon occhio. Il padre, la madre, le due figliuole grandi, cattolici ardenti e patriotti tranquilli, volevano i mezzi morali. — Noi — diceva la signora agli amici — di politica non ce ne intendiamo, io poi meno di tutti; e se dovessi dirvi proprio chiaro e netto perchè la penso come la penso, mi troverei imbarazzata. Ma, che volete? Io ho un presentimento nel cuore, mi sento dentro una voce, un tremito, un qualche cosa che mi dice: — A Roma in codesto modo non ci s'ha da andare, non ci si deve andare, non ci si può andare. — Io mi ricordo del quarant'otto, mi ricordo del cinquantanove, mi ricordo del sessanta; ebbene, in quei giorni, non ho mai avuto paura, non mi son mai sentita nel cuore quest'ansietà che mi ritrovo adesso, pensavo sempre che la dovesse finir bene.... Ma questa volta, Signori miei, avete un bel dire, io vedo del buio nell'aria, e di molto! Voi ridete.... Pregate il cielo che un giorno o l'altro non s'abbia da piangere. A me quel giorno non par molto lontano.