— Ma che notizia? — dimandò il prete, guardandoli in viso uno per uno con un par d'occhi stralunati.

Gli dissero tutti insieme, in fretta e in furia, delle feste, del perdono, della conciliazione.

Il prete guardò tutti con l'aria di chi temesse d'esser capitato in mezzo a un crocchio di matti; poi fulminò con un'occhiata il giovane, ed esclamò con un sorriso maligno di trionfo:

— Non c'è ombra di vero, per fortuna!

— Non c'è ombra di vero! — gridarono tutti, voltandosi verso il figliuolo.

Questi, senza scomporsi, fissò il prete, e con un accento misto di tristezza e di sdegno gli disse: — Ma, reverendo, non dica: per fortuna! Lei è italiano; dica: Peccato che non sia. —

Tutti gli altri rimasero per qualche momento come sbalorditi; ma poi, voltandosi di nuovo verso il prete, e piccati, come sempre segue, più contro chi aveva tolto che contro chi aveva dato l'illusione, ripeterono quasi involontariamente: — Sicuro! dica piuttosto: Peccato!

— Io? — rispose il prete, torcendo verso il suo petto un lungo dito nodoso; e poi con voce acre e vibrata: — Io non lo dirò mai!

A quelle parole il vecchio, ferito bruscamente nel dolce sentimento che lo esaltava, perdette, com'era solito, i lumi, e stendendo il braccio verso il prete, si lasciò sfuggire dalla bocca un: — Via! — che risonò in tutta la casa come una pistolettata.

Il prete disparve chiudendo la porta con impeto. Il giovane gettò le braccia al collo del padre; e questi, mettendo le due mani sulla testa del figliuolo, esclamò con un accento triste e affettuoso: — .... Ti perdono.