— Vuol provare un dito di vino? — domandò la vecchia.
Alberto ringraziò, facendo cenno che non voleva, e poi cominciò a guardar Giulia con un'espressione di tenerezza così triste, e stando in un atteggiamento che rivelava una prostrazione dell'animo così profonda, che la ragazza non si potè più contenere, s'alzò, accese un lume, e disse risolutamente alla vecchia: — Scusa, mamma, bisogna ch'io parli un momento con Alberto. —
La madre, alzando gli occhi a fatica, guardò lei e il giovane, e disse a fior di labbra: — Malinconìe; — Alberto entrò nella camera colla ragazza, lasciando la porta aperta. Appena entrato, si abbandonò sur una seggiola; Giulia sedette davanti a lui, e prendendogli una mano fra le sue, gli disse a bassa voce, e presto:
— Mi confidi quello che ha, glielo domando per l'ultima volta, così è impossibile andare avanti.... Non mi dica che non si sente bene; non mi basta; io voglio sapere il perchè non sta bene; una cagione ci ha da essere, qualcosa le dev'esser seguìto; la prego, me lo dica, non mi faccia più vivere in pena, ho già sofferto abbastanza; non ha fiducia in me? e se non confida i suoi segreti alle persone che le vogliono bene, a chi li andrà a confidare? —
Alberto, per tutta risposta, le baciò la mano; essa la ritirò.
— Vuol che glielo dica — riprese — che cosa le è accaduto? — L'ho indovinato. Lei ha avuto qualche grosso dispiacere allo studio. Un superiore le ha fatto un rimprovero a torto, lei s'è risentito, l'altro le ha detto qualche parola offensiva, e lei per non perdere l'impiego ha dovuto tacere, e per questo lei soffre; mi dica un po' che non è vero, se può? Mi sostenga un po' che non ho indovinato!
— No, — rispose con voce debole Alberto, riprendendo la mano di Giulia.
— Allora.... — questa riprese — lo so io il perchè. Il perchè è un altro. Vuole che glielo dica francamente? Lei ha giocato! — E lo guardò fisso. — Lei ha giocato, ha perduto, e adesso ha dei debiti che non sa come pagare. Mi confessi che il fatto è questo. Ma allora perchè non me l'ha detto subito? Doveva capire che quel poco che possiamo far noi, per cavarla d'impiccio, siamo disposte a farlo con tutto il cuore. Per conto mio, veda, se non ci dovesse rimaner in casa altro che un pagliericcio per dormire e quattro cenci per coprirci.... No, non sorrida, lei non può immaginare il male che mi fa il suo sorriso; io non dico nulla che non sia pronta a fare domani, subito, questa sera, se lei ci vuol mettere alla prova,... io conosco mia madre. Mi dica che ha giocato, via —
Alberto fece cenno di no col capo, e si coprì il viso con tutt'e due le mani.
— Ma che può esser dunque? — continuò Giulia, facendogli tirar le mani giù; — qualche promessa che ha fatto a sè stesso, e che ora le rincresce di non poter mantenere? Un progetto, per esempio, che lei aveva in capo, e che per eseguirlo aspettava, che so io? un avanzamento nel suo impiego; e questo non è venuto, e lei ha perso ogni speranza? È così? Un progetto, in cui entravo io forse? Dio buono, guardi che cosa mi fa dire! Ma se fosse questo, io le darei la mia parola, le giurerei qui, in questo momento, per quello che ho di più caro al mondo, che il bene che le voglio sarà sempre uguale, qualunque cosa le accada e in qualunque stato si trovi.... Lei non ha che vent'anni! C'è tanto tempo ancora! Non ci sarebbe da darsi pensiero per il tempo! —