Ma non sono molti anni che nemmeno questa compassionevole fine non gli era concessa. Dall’anno 839, nel quale una furiosa tempesta aveva accumulato alla sua foce dei monti di sabbia, fino al principio di questo secolo, il Vecchio Reno si perdeva nelle sabbie prima di giungere al mare, e copriva di stagni e di paludi un vastissimo tratto di paese. Sotto il regno di Luigi Bonaparte le acque furono raccolte in un grande canale protetto da tre enormi cateratte, e d’allora in poi il Reno va diritto alla foce. Queste cateratte sono il più grandioso monumento dell’Olanda, e forse la più mirabile opera idraulica dell’Europa. Le dighe che proteggono l’imboccatura del canale, i muri, i pilastri, le porte, presentano tutti insieme l’aspetto d’una fortezza ciclopica contro la quale pare che non solo quel mare, ma le forze riunite di tutti i mari dovrebbero spezzarsi come contro una montagna di granito. Quando monta la marea, si chiudono le porte per impedire che il mare invada la terra; quando la marea cala, si riaprono per dar sfogo alle acque del Reno che vi si sono accumulate; e allora passa per le porte una massa di tremila metri cubi d’acqua in un minuto secondo. I giorni di grande tempesta, si fa una concessione al mare, lasciando aperte le porte della cateratta più avanzata; e allora le onde furiose si precipitano nel canale, come un esercito nemico per una breccia; ma vanno a spezzarsi contro le porte formidabili della seconda cateratta, dietro le quali l’Olanda grida loro:—Voi non andrete più oltre!—Quella fortezza enorme che sopra una spiaggia deserta difende dall’Oceano un fiume morente e una città decaduta, ha qualche cosa di solenne, che comanda l’ammirazione e il rispetto.


Rivedo Leida, quale la vidi la sera che tornai dall’escursione, buia e muta come una città abbandonata, e le dò un addio riverente coll’animo già rallegrato dell’immagine della vicina Haarlem, la città dei paesisti e dei fiori.


HAARLEM.

La strada ferrata da Leida ad Haarlem corre sur una lista di terra compresa fra il mare e il fondo del gran lago che copriva trent’anni fa tutta la campagna che si stende fra Haarlem, Leida ed Amsterdam. Lo straniero che percorre quella via con una vecchia carta stampata prima del 1850, guarda, cerca, confronta, e non trova più il lago d’Haarlem. Questo accadde a me; e la cosa parendomi un po’ strana, mi rivolsi a un vicino e gli domandai conto del lago sparito. Tutti i viaggiatori risero, e l’interrogato mi diede questa bizzarra risposta:—Ce lo siamo bevuto.


La storia di questo meraviglioso lavoro sarebbe un soggetto degno d’un poema.

Il grande lago d’Haarlem, formato dalla riunione di quattro piccolissimi laghi, e cresciuto per effetto delle innondazioni, aveva già sulla fine del secolo decimosettimo un circuito di quarantaquattro chilometri, e si chiamava mare, ed era infatti un mare tempestoso, sul quale avevan combattuto flotte di settanta navi, e fatto naufragio molti bastimenti. Grazie alle alte dune che si stendono sulla costa, questa grande massa d’acqua non aveva ancora potuto congiungersi al Mare del Nord, e convertir così in un’isola l’Olanda Settentrionale; ma dalla parte opposta, minacciava le campagne, le città, i villaggi, e costringeva gli abitanti a una continua difesa. Già nel 1640 un ingegnere Olandese di nome Leeghwater aveva pubblicato un libro diretto a dimostrare la possibilità e l’utilità di prosciugare questo lago pericoloso; ma in parte per le difficoltà che presentava il metodo di prosciugamento da lui proposto, e più perchè il paese era allora occupato nella guerra contro la Spagna, l’impresa non aveva trovato promotori. Gli avvenimenti politici che seguirono la pace del 1648, e le guerre disastrose colla Francia e coll’Inghilterra, fecero dimenticare ancora il progetto del Leeghwater sino al principio del presente secolo. Finalmente, verso il 1819, la quistione fu ripresa, e si fecero nuovi studi e nuove proposte; ma l’esecuzione fu rimandata ad altro tempo; e forse non sarebbe ancora condotta a termine al dì d’oggi, se non fosse stato un avvenimento impreveduto che diede l’ultima spinta alle volontà. Il giorno 9 di novembre del 1836, le acque del mare d’Haarlem, sollevate da un vento furioso, superarono le dighe, e si slanciarono sino alle porte d’Amsterdam; e nel mese seguente invasero Leida e tutta la sua campagna. Fu l’ultima provocazione. L’Olanda raccolse il guanto, e nel 1839 gli Stati Generali condannarono il mare temerario a sparire dalla faccia dello Stato. I lavori ebbero principio nel 1840. Si cominciò col circondare il lago d’una doppia diga e d’un largo canale, destinato a raccogliere le acque che poi, per altri canali, sarebbero state condotte al mare. Il lago conteneva settecento ventiquattro milioni di metri cubi d’acqua; senza contare la piovana e la filtrante che durante il prosciugamento fu trovata essere di trentasei milioni di metri cubi all’anno. Gl’ingegneri avevano fatto il conto che si sarebbe dovuto far passare mese per mese, dal lago nel canale di scolo, trentasei milioni e duecentomila metri cubi d’acqua. Tre enormi macchine a vapore bastarono a questo lavoro. Una fu innalzata presso Haarlem, l’altra fra Haarlem ed Amsterdam, la terza presso Leida. Quest’ultima fu chiamata la Leeghwater, in onore dell’ingegnere che aveva fatto la prima proposta del prosciugamento. Io la vidi, poichè non solo fu conservata, ma funziona ancora, a riprese, per assorbire e versare nel canale di scolo le acque piovute e filtrate. E così le altre due che sono uguali alla prima. Le macchine son chiuse in grosse torri rotonde e merlate, ciascuna delle quali ha un giro di finestre ad arco acuto, da cui escono undici grandi braccia che alzandosi e abbassandosi con lentezza maestosa, mettono in moto altrettante pompe, capaci di sollevare, volta per volta, il peso enorme di sessantasei metri cubi d’acqua. Tali sono all’aspetto questi tre smisurati vampiri di ferro che hanno succhiato un mare. La prima a mettersi all’opera fu la Leeghwater, il dì 7 giugno del 1849. Poco dopo cominciarono le altre due. Da quel momento il livello del lago si abbassò d’un centimetro al giorno. Dopo trentanove mesi di lavoro la gigantesca impresa fu compiuta; le macchine avevano assorbito 924,266,112 metri cubi d’acqua; il mare d’Haarlem era sparito. Questo lavoro che costò 7,240,368 fiorini, diede all’Olanda una nuova provincia di 18,500 ettari di terreno. Da tutte lo parti dell’Olanda vi accorsero coltivatori. Vi si cominciò a seminar colza che diede un meraviglioso raccolto; poi ogni sorta di prodotti che vi fecero ottima prova. E come la popolazione proviene da differenti provincie, così vi si trovano tutti i sistemi di coltivazione in gara gli uni cogli altri; vi si vedon fattorie della Zelanda, del Brabante, della Frisia, della Groninga, della Nord-Olanda; vi si sentono tutti i dialetti delle Provincie unite; è una piccola Olanda dentro l’Olanda.