Le case dei contadini sono straordinariamente grandi, e hanno quasi tutte due piani, e molte finestre, ornate di ricche tendine. Fra la strada e la casa v’è un giardino piantato d’alberi esotici e coperto d’aiuole fiorite; e accanto al giardino un orto pieno di belli alberi fruttiferi e d’ogni sorta di legumi. Dietro la casa, s’alza un edifizio enorme, che racchiude sotto un solo tetto altissimo, la stalla, la scuderia, il fienile, e un grande spazio libero che può contenere il raccolto di cento ettari. In questo edifizio si vede ogni sorta di strumenti d’agricoltura d’Inghilterra e d’America, molti dei quali perfezionati dagli stessi contadini; delle file lunghissime di vacche, degli stupendi cavalli neri, e una pulizia meravigliosa in ogni parte. La casa dei contadini, nell’interno, può reggere il confronto di qualunque casa signorile. Vi si trovan dei mobili di legno d’America, dei quadri, dei tappeti, il pianoforte, la biblioteca, dei giornali politici, delle riviste mensili, le più recenti opere d’agricoltura, e non di rado l’ultimo fascicolo della Revue des deux mondes. Benchè amino il lusso e la vita agiata, questi contadini hanno conservato i costumi semplici dei loro padri. La maggior parte di essi, possessori d’un mezzo milioncino di lire, o di poco meno, o di molto di più, non sdegnano di metter mano all’aratro e di dirigere in persona i lavori dei campi. Alcuni mandano uno dei loro figliuoli all’Università, il che non è piccolo sacrifizio, perchè si conta che uno studente costi su per giù ai suoi parenti quattromila lire all’anno; ma la maggior parte sdegnano come inferiori al loro stato le professioni di medico, d’avvocato, d’insegnante, e vogliono che tutti i loro figliuoli rimangano alla campagna. Questi contadini sono alla testa del paese, e non v’è altra classe della popolazione che s’innalzi sopra di loro. Fra loro son scelti quasi tutti i membri dei varii Corpi elettivi, e persino dei deputati agli Stati Generali. Le cure della campagna non li distolgono dal pigliare una parte operosa nella vita politica e nell’amministrazione della cosa pubblica. Non solamente seguono il progresso dell’arte agricola; ma anco il movimento del pensiero moderno. Ad Haven, vicino alla città di Groninga, mantengono a proprie spese una buonissima scuola d’agricoltura, diretta da un agronomo illustre, e frequentata da più di cinquanta scolari. Anche i piccoli villaggi hanno musei di storia naturale e giardini botanici, istituiti e conservati a spese comuni da poche centinaia di contadini. Le contadine stesse, nei giorni di mercato, vanno a visitare i musei dell’Università di Groninga, e vi si trattengono lungamente, domandando notizie e istruendosi fra loro. Alcuni contadini fanno di tratto in tratto un viaggio d’istruzione nel Belgio o nell’Inghilterra. La maggior parte s’occupano di quistioni teologiche. Molti appartengono alla sètta dei mennoniti, che sono i quaccheri dell’Olanda. Il Delaveleye racconta che, avendo visto sulla strada che congiunge i due bei villaggi di Usquert e di Uythuysen, quattro bellissime fattorie, domandò a un oste a chi appartenevano, e questi gli rispose: che appartenevano a dei mennoniti, e soggiunse:—Son gente comoda: devono avere ciascuno almeno seicento mila lire.—Ho inteso dire,—ripigliò il Delaveleye—che fra i membri di questa sètta non ci sono poveri: è vero, per ciò che riguarda questo distretto?—Non è vero,—gli rispose l’oste;—cioè, sì, a esser giusti, perchè il solo povero che c’era, è morto pochi giorni fa, ed ora non ce n’è più.—I costumi severi, l’amore del lavoro e la carità reciproca bandiscono la miseria da quelle piccole comunioni religiose, nelle quali tutti si conoscono, si sorvegliano e s’aiutano. La Groninga, insomma, è come una specie di repubblica governata da una classe di contadini civili; un paese vergine e nuovo, nel quale nessun castello patrizio alza la testa sopra le case dell’agricoltore; una provincia dove ciò che la terra produce, resta nelle mani di chi la fa produrre, e l’agiatezza e il lavoro sono da per tutto congiunti, e l’ozio e l’opulenza da per tutto divisi.


Ma non sarebbe completa la descrizione, se tralasciassi di parlare del diritto speciale dei contadini della Groninga, chiamato beklem-regt, il quale si considera come la principale cagione dello Stato straordinariamente prospero di questa provincia.

Il beklem-regt è il diritto di occupare un podere col pagamento d’una rendita annua, che il proprietario non può mai aumentare. Questo diritto passa agli eredi così laterali che discendenti in linea retta, e il possessore può trasmetterlo per testamento, venderlo, affittarlo, ipotecarlo persino, senza il consenso del proprietario delle terre. Però, ogni volta che questo diritto passa da una mano all’altra o per eredità o per vendita, egli deve pagare al proprietario il fitto di uno o di due anni. Gli edifizii che son nel podere, appartengono, per lo più, al possessore del beklem-regt, il quale, quando il suo diritto si estingua, può esigere il prezzo dei materiali. Il possessore del beklem-regt paga tutte le tasse, non può cangiar la forma della proprietà, non ne può scemare il valore. Il beklem-regt è indivisibile. Una sola persona lo può possedere, e per conseguenza uno solo dei suoi eredi riceverlo. Però, pagando la somma stipulata per il caso del passaggio del beklem-regt da una mano all’altra, il marito può far inscrivere sua moglie, e la moglie suo marito, e allora il consorte superstite eredita una parte del diritto. Quando il fittaiuolo cade in rovina, o non paga il fitto annuale, il beklem-regt non si estingue punto di primo diritto: i creditori possono farlo vendere; ma colui che lo compera deve prima di ogni cosa pagare al proprietario tutti i debiti arretrati.

L’origine di questo fitto ereditario è assai oscura. Nella Groninga pare che sia cominciato nel medio evo nei poderi dei conventi. Allora, avendo la terra pochissimo valore, i monaci accordavano facilmente ai coltivatori la possessione d’una certa parte dei loro poderi, colla condizione che pagassero loro ogni anno una certa somma, ed un’altra somma ad ogni decesso. Questo contratto assicurava al convento una rendita fissa e lo esimeva dall’occuparsi d’un podere che ordinariamente non produceva nulla. L’esempio dei conventi fu seguito dai grandi proprietari e dalle Corporazioni civili. Essi si riserbavano la facoltà di congedare il fittaiuolo di dieci in dieci anni; ma non si valevano di questa facoltà perchè, valendosene, avrebbero dovuto pagare il valore degli edifizii stati costruiti nelle loro terre, e non avrebbero trovato facilmente un altro fittaiuolo. Durante i torbidi del secolo decimosesto, il diritto diventò di fatto ereditario, o almeno parecchi bandi lo dichiararono tale. La giurisprudenza e l’uso determinarono i varii punti che erano oggetto di contestazione; fu redatta una formola più chiara, che venne generalmente accettata; e d’allora in poi il beklem-regt si mantenne accanto al codice civile, sempre rispettato, e si diffuse a poco a poco in tutta la provincia di Groninga.

I vantaggi che derivano all’agricoltura da questa maniera di contratto, sono facili a comprendersi. In virtù del beklem-regt, i coltivatori hanno un interesse continuo e fortissimo di fare ogni maggiore sforzo possibile per accrescere la produzione delle loro terre. Sicuri come sono, di godere essi soli il frutto di tutti i miglioramenti che possono introdurre nella coltivazione,—di non aver cioè,—come i fittaioli ordinari,—da pagare un fitto tanto più elevato, quanto meglio riescano ad accrescere la fertilità delle terre che coltivano,—essi tentano a questo scopo le imprese più ardite, introducono le novazioni più ardue, effettuano i miglioramenti più costosi. La ricompensa legittima del lavoro è il prodotto intero e certo del lavoro stesso. Quindi il beklem-regt è un potentissimo stimolo all’opera, allo studio, al perfezionamento.

Così un diritto bizzarro, ereditato dal medio evo, ha creato una classe di coltivatori che godono di tutti i beneficii della proprietà, eccetto che non ne serbano per sè tutto il prodotto netto, ciò che appunto li disporrebbe dalla coltivazione. Invece di fittaioli continuamente trepidanti di perdere le loro terre, avversi ad ogni innovazione costosa, soggetti ad un padrone e sempre intesi a nascondere la prosperità del loro stato, c’è in Groninga un popolo di usufruttuarii liberi, dignitosi, semplici di costumi, ma avidissimi d’un’istruzione, della quale comprendono tutti i vantaggi, e interessati a propagarla in tutti i modi; una classe di contadini che praticano la cultura, non come un lavoro cieco e un mestiere disdegnato; ma come una nobile occupazione, che richiede l’esercizio delle più alte facoltà dell’intelligenza e loro procura fortuna, importanza sociale, rispetto pubblico; dei contadini che sono economi nel presente, prodighi per l’avvenire, disposti ad ogni sorta di sacrifizi per fecondare i loro terreni, ingrandire le loro case, acquistare i migliori strumenti e le migliori razze d’animali; una popolazione rurale, infine, che è contenta del suo stato, perchè la sua sorte non dipende che dalla sua attività e dalla sua previdenza.

Finchè il possessore dei beklem-regt coltiva le sue terre egli stesso, il fitto ereditario non produce che buoni effetti. Cessano però questi buoni effetti dal punto che, valendosi del suo diritto di subafittare, egli cede ad un altro il diritto di usufruttare il podere per una data somma, colla quale continua a pagare il proprietario. In questo caso rinascono tutti gl’inconvenienti del sistema comune, colla differenza che qui il coltivatore deve mantenere due categorie di oziosi invece che una. Il subaffitto era rarissimo altre volte, poichè i prodotti della coltivazione bastavano appena a nutrire la famiglia del possessore del beklem-regt, quando questi coltivava egli stesso il podere. Ma dopo il rincaro di tutte le derrate alimentarie, e soprattutto dopo l’istituzione del commercio coll’Inghilterra, i guadagni sono abbastanza considerevoli, perchè il possessore del beklem-regt possa trovare un secondo fittaiuolo disposto a pagargli un fitto superiore alla rendita ch’egli deve fornire al proprietario; e per questo l’uso di subaffittare comincia a diffondersi, e diffondendosi maggiormente in avvenire, porterà delle conseguenze dannose.

Frattanto, quando si cerca quale potrà essere lo stato futuro della società umana, si suol desiderare che avvengano queste due cose: prima, un aumento crescente della produzione; secondo, una ripartizione della ricchezza conforme ai principii della giustizia. Ora un fatto che la giustizia richiede è che al lavoratore sia assicurato il godimento dei frutti del suo lavoro e dei suoi progressi. È dunque bello e consolante il vedere sulla riva estrema del Mare del Nord un uso antico, che risponde in qualche modo a codesto ideale economico, e che frutta a tutta una provincia una prosperità straordinaria ed equamente divisa.

A questa opinione del Delaveleye fu fatta, tra le altre, un’obbiezione capitale. La straordinaria proprietà della Groninga, gli si domandò, deriva veramente dal beklem-regt, da codesto affittamento ereditario, che pure produsse altrove delle conseguenze affatto diverse, o piuttosto dalla fertilità eccezionale di quelle terre? Il Delaveleye respinge questo dubbio, dicendo che quella stessa straordinaria prosperità e quello stesso perfezionamento della cultura esistono nella zona torbosa della Groninga, che è tutt’altro che fertile; e che non si trovano, d’altra parte, se non in grado molto inferiore, nella Frisia, dove il terreno è di uguale natura. Se poi l’affittamento ereditario non ha prodotto in altri paesi le medesime conseguenze che nella Groninga, gli è perchè in quei paesi fu od è praticato diversamente, esempio alcune provincie d’Italia, dove il condotto di livello, ch’è presso a poco un beklem-regt, inceppa la libertà del coltivatore, coll’obbligo di dare ogni anno al proprietario una quantità determinata di un certo prodotto. Tutti gli economisti olandesi, conchiude, sono concordi nel riconoscere gli eccellenti effetti di quest’uso, affermando che la Groninga deve al beklem-regt la sua ricchezza, e nei congressi agricoli che trattano codesta quistione, prevale il desiderio che siffatta maniera di contratto venga adottata anco nelle altre provincie.