.... Una statua. Ah, riconosco le tue sembianze, o potente e caro agitatore della mia giovinezza. In quest'aspetto io ti vedevo apparire come un fantasma luminoso, sulla soglia della mia stanza, quando a tarda notte alzavo dai tuoi libri il volto trasfigurato. Così vedevo codesta fronte, che porta la traccia delle battaglie ardenti e perpetue della tua mente; così tutta la tua nobile figura, che pareva sempre naturalmente atteggiata sul piedestallo che ora ti sorregge, «tutto altero e grandioso, fuor che gli occhi, che son dolci.» Ti riconosco; sei tu «che t'avanzavi come un conquistatore nell'eterno dominio del vero, del bene, del bello, lasciando dietro di te, vaga apparenza, la volgarità che tutti c'incatena;» tu il profondo e sottile investigatore del cuore umano, l'instancabile rimestatore di problemi, poeta della libertà e dell'amore, scultore di tiranni e d'eroi, pittore di vergini e di banditi, glorificatore di schiavi e di martiri; tu «il vero uomo» tu «il giovane eterno» tu che eri ad ogni otto giorni «un essere novo e più vicino alla perfezione;» ingegno tremendo e gentile, anima eccelsa e semplice, uomo grande dinanzi alla patria, grande in seno alla famiglia, grande nella lotta contro te stesso e contro la morte! Sei tu, dunque? Oh! permetti all'ultimo dei tuoi devoti, a uno che, te vivo, avrebbe attraversato l'Europa per andar a gridare sotto le finestre della tua casa che tu sei grande e che ti ama, permettigli di mettere per un istante sotto la tua mano di bronzo la sua fronte infocata, come farebbe per chiedere la benedizione d'un Dio.
.... Chi profana il nome di Dio? Non c'è altro Dio che Allà e Maometto è il suo profeta. Ascari, caricate di catene questo miserabile che si prostra ai piedi d'un idolo di bronzo. — Tu vaneggi, Kaid! Questa è la statua di Federico Schiller e io sono nella città di Magonza. — Tu menti, Nazareno! Questo è il simulacro d'un Dio bugiardo e tu sei nel palazzo imperiale di Fez. — Un momento, in nome di Dio! Abbassate le spade: io domando di parlare al Sultano! — Voltati indietro e atterra la fronte: egli s'avanza.... — Ah! Mulei-el-Hassen, i ministri, la corte! Sia ringraziato il Cielo, son salvo! Mulei! Maestà! Sono accusato d'idolatria, sono innocente, io non riconosco e non adoro che il vero Iddio, Signore dei mondi, immensamente misericordioso. Voi non mi farete morire. Mi dovete riconoscere. Venni qui con un'ambasciata. Voi montavate un cavallo bardato di verde, e avevate la cappa bianca e il cappuccio sul turbante; eravate bello e gentile, Mulei, e i vostri occhi eran pieni di dolcezza. Indietro dunque colle vostre spade, soldati! la mia vita è nelle mani del vostro Signore. Mulei, voi siete giusto e buono; io son lontano dalla mia patria, solo, senza difesa; son giovane, sono amato, ho bisogno di vivere, pronunziate una parola, fate un cenno, sorridete, guardatemi! Oh, voi vi movete a pietà, Mulei; la vostra fronte si rasserena, le vostre labbra si schiudono; una parola, dunque, una sola parola! Fate almeno allontanar queste spade che mi balenano sugli occhi. Ma scotetevi una volta, principe senza cuore! Non vedete, per Dio! che son già tutto intriso di sangue....?
.... È mio sangue, signor tenente; son io che l'ho macchiato; lei non è ferito; la palla è toccata a me.... in un fianco; non vada via, signor tenente; stia qui accanto a me; io sento che la vita m'abbandona; m'aiuti o morire. — Ma che morire, figliuol mio! Perchè parli di morire? La tua ferita non è grave; fatti coraggio; appoggiati qui alla sponda del fosso; mettimi la testa sul braccio; così; ora ti sbottono il cappotto; a momenti capiterà qui il medico; non ti perder d'animo, via; vedrai che per questa volta ci si mette ancora una toppa. — Ah, no, signor tenente! Questa volta è finita.... Sento che è finita.... Mi si velano gli occhi.... Addio! addio, mio buon uffiziale! addio, mia buona madre! addio a tutti! — Morto!... Forse il suo cuore batte ancora. Ah! non batte più. Povero ragazzo! Egli non poteva avere più di ventidue anni. Ecco un taccuino, una lettera diretta a suo padre; al signor Pietro Caretti, contadino. Contadino! Fiesole, presso Firenze. Un biglietto da due lire: la sua paga degli ultimi cinque giorni. Il ritratto d'una vecchia: sua madre. Un anellino di capelli neri: la sua amante. Ecco tutto il suo passato e tutto il suo avvenire, sommersi in una pozza di sangue; tutto il suo piccolo mondo, frantumato da un pezzetto di piombo; affetti, promesse, disegni, speranze, tutto finito! E da chi? Da qualche altro ragazzo che è laggiù in quei campi, dietro quei nuvoli di fumo, e che forse ha anch'egli sul cuore un ritratto e una lettera.... ma quella lettera è scritta in tedesco! Ecco perchè un dei due si è pigliato una palla nel fianco.... — Avanti! avanti! — Ma come, dove avanti, signor maggiore? Dobbiamo arrampicarci su per questo muro? È impossibile! — Avanti a ogni modo! Aggrappatevi all'erba e all'edera, laceratevi il viso e le mani; ma salite! — Saliamo dunque.... Me se non si può! l'edera cede e si rompe! — Ma come si rompe! Se è marmo!
.... Marmo? E infatti le mie mani stringono due colonnette; il mio piede destro posa sulla testa d'un santo; il mio piede sinistro, sulla groppa d'un leoncino, e sulla mia testa, s'alza una finestrina a sesto acuto; io m'arrampico su per un delicatissimo monumento d'architettura gotica, tutto rilievi e trafori, e pieno d'aria e di luce; e giù sotto di me, vi sono altre colonnette, altri santi, altri ricami di marmo; e ancora più sotto.... Dio eterno! Io sono a un'altezza prodigiosa, sulla guglia estrema del campanile della cattedrale di Strasburgo! Vedo Wissemburg, la montagna del Geisberg, il Reno, la foresta nera, l'Eichelberg, la valle della Murg! Sono sospeso tra il cielo e la terra! Ah! purchè riesca a cacciare la testa nel finestrino! Coraggio. — Su — adagio adagio — di statuetta in statuetta — di rilievo in rilievo.... Ma questo vento che mi caccia i capelli negli occhi! Questo immenso vuoto che mi circonda! Queste colonnette sottili come verghe di salice! Queste teste di santo grosse come una noce! Ah, il coraggio m'abbandona! Le mie mani tremano, i miei piedi scivolano, le colonne si muovono, i santi vacillano, i rilievi si staccano, il terrore m'invade, l'abisso mi attira, la vertigine m'accieca! Ah l'orrenda morte! Oh madre mia! Aiuto! Io precipito....
Cos'è stato? Mi son svegliato con un grido? Chi mi chiama? Ah, la voce di mia madre nell'altra stanza. Che dici?