Un'altra sera entrò gravemente nella sala e disse con un accento di tristezza e di pietà, rivolgendo la parola a tutti: Bisognerebbe avvertire il Bonghi.
Tutti pensarono che fosse accaduta al Bonghi qualche disgrazia.
— Bisognerebbe, — continuò colla stessa gravità. — che se ne incaricasse un suo amico intimo. È una cosa che ormai passa tutti i limiti. Quell'uomo perde la testa.
— Ma che cos'è seguíto? domandarono tutti con ansietà.
Era seguíto che il Bonghi, in una delle sue rassegne politiche, aveva scritto le fila dell'opposizione invece di le file. Tutti respirarono.
E di questi aneddoti ne potrei citare una cinquantina.
Con me, benchè mi tenesse in conto d'un buon diavolaccio, non potè mai fare la pace. Riconosceva i miei sforzi ed anco qualche progresso che avevo fatto dall'Arabia verso l'Italia; ma in fondo, per lui, ero sempre un Seraceno, e lo diceva ai miei amici, onorandomi di un: — Peccato! — e di un: — Forse, col tempo!... — che mi dava un po' di consolazione. Qualche volta, poichè era pedante, ma uomo di cuore, mi guardava fisso con un'espressione di benevolenza pietosa; pensava, credo, con rammarico, che io così giovane, ero già così miseramente traviato; prevedeva i dolori che m'aspettavano; si domandava che vita avrei trascinata, che razza di educazione avrei data ai miei figliuoli, che fine miserabile avrei fatta. Ma bastava che io gli domandassi improvvisamente: — Cosa pensa? — perchè vedesse ricomparire sulla mia fronte il marchio inviso di Maometto, e mi guardasse come un'anima perduta.
Ora la semenza di questa specie di pedanti si va perdendo. In fatto di lingua, tutte le maniche s'allargano; i puristi più austeri transigono; gli stessi accademici della Crusca, e i migliori, si lasciano sfuggire parole e modi nuovi, e tengon dietro al movimento della lingua; i pedanti indietreggiano da ogni parte, incalzati dalla necessità e dalla critica; la legione s'è ridotta un drappello, la marea monta e li affoga. Eppure, sarebbe un peccato che rimanessero tutti affogati. Nella letteratura, la varietà è ricchezza. È bene che ci siano i demagoghi temerari e i reazionari arrabbiati. Questi Don Chisciotte del vocabolario che si slanciano a lancia in resta contro le parole, hanno il loro bello; questi carcerieri della lingua non sono inutili; la critica del microscopio può far del bene.
Oh mio buon pedante! non ti sdegnare contro di me, se ti cadranno sotto gli occhi queste pagine: io ti giuro sul Corano che non ebbi intenzione di offenderti. Io ti temo, ma t'amo, perchè nel tuo mondo di parole tu sei un artista, e sei un artista perchè ami, soffri e combatti. E prego il cielo che ti lasci lungo tempo ancora in questa valle di lagrime e di francesismi. E t'auguro che il buon sacerdote che ti assisterà nei tuoi ultimi momenti, ti parli correttamente la parola di Dio. E desidero che quando tu non sia più, tutti rammentino il tuo nome con affetto, nessuno con interesse; e che l'amico che scriverà la tua necrologia, non turbi il riposo delle tue ossa, dicendo che tu, su questa terra, hai fatto degnamente il tuo cómpito; ma proclami altamente che hai esercitato con onore il tuo ufficio. E chieggo a Dio come una grazia che se l'anima del Petruccelli della Gattina è destinata a salvarsi, egli la ponga in un altro cerchio del paradiso, perchè la tua felicità non sia turbata dal ridestarsi delle ire e dei dolori terreni. E così sia.