Ma, — dissi io timidamente: — Alessandro Manzoni.... — Santissima Vergine! — esclamò turandosi le orecchie colle mani, e infilò la porta correndo.

Un giorno assistetti a un battibecco curioso tra lui e il più grosso dei due fondatori della prosa borghese, di cui parla il Carducci nella sua poesia l'Italia in Campidoglio. S'era negli uffizi di una Rivista mensile col Mamiani, il Berti ed altri barbari. Il nostro personaggio inveiva contro «lo scellerato vezzo» di usare i nomi propri senz'articolo. — Vi assicuro, — diceva, — che quando leggo la casa di Manzoni o la statua di Dupré, non capisco.

— Andiamo, via, — gli rispose il prosatore borghese; — codesta è una esagerazione.

— Vi dico che non capisco!

— Vi sostengo che capite benissimo.

— Vi ripeto che non capisco! gridò il purista col viso acceso.

— Giuratelo! — urlò il borghese.

— Lo giuro, per Dio! — tuonò l'altro balzando in piedi, e picchiando un gran pugno sul tavolino.

— Avete giurato il falso! — ribattè il primo colla sua voce stentorea, in mezzo alle risa e al vocío generale, — e se mi sfidate, v'ammazzo senza pietà, perchè son sicuro che andate all'inferno!

Il povero purista ricadde spossato sulla seggiola, esclamando con voce fioca e gli occhi rivolti al cielo: — La casa di Manzoni!... Oh che gente! Oh che paese!