— Tonio, il caffè.
— Ce lo porto.
— Che hai detto?
— Che ce lo porto.
— Hai gli otto giorni per cercarti un altro padrone, manigoldo.
Una volta, un suo conoscente, incontrandolo per via, gli disse: — Ho letto con molto interesse il vostro articolo. — Non me ne importa un fico, — egli rispose, — e gli voltò le spalle.
Si diceva che una sera, in una conversazione, aveva dimostrato con un lungo ragionamento e colla massima serietà che un uomo capace di scrivere, — al di là dei monti, — invece di — di là dai monti, — messo al punto, sarebbe stato capacissimo di ammazzare a sangue freddo suo padre.
Fossero o non fossero vere queste cose, dopo averne sentite tante, mi venne il desiderio di conoscerlo. Prima, però, volli sapere precisamente che cosa pensasse dei fatti miei, benchè la scena accaduta dal libraio non mi lasciasse alcun dubbio consolante. Un amico comune lo interpellò e n'ebbe questa risposta: — Ditegli che per quel ch'è sentimento, non c'è male; ma che per quello che riguarda la lingua, scrive come un Seraceno.
Meno male! — pensai. — Ora, almeno, so a che paese appartengo, e qual è la nazionalità di cui mi debbo spogliare.
Gli fui presentato; m'accolse cortesemente. Il discorso cadde subito sulla lingua. Gli domandai dei consigli. Sospirò, mi disse che i tempi eran tristi, che non v'era più amor di patria, che i bricconi avevan il mestolo in mano; le quali cose si riferivano unicamente alla lingua, e non alla politica, come potrebbe parere. Gli domandai quali degli scrittori del giorno, dei più illustri, s'intende, e toscani, avrei potuto seguire, in fatto di lingua, per non uscire dalla buona via; e glieli nominai uno dopo l'altro. — Il tale? — Per amor di Dio! — rispose; — che mi tocca di sentire! — Il tal altro? — Oh numi! Ci mancherebbe anche questa! — Tizio, dunque? — Oh povero figliuolo, che cosa le passa per il capo! — E qui prese a citarmi una lunga filza di francesismi, d'idiotismi, di neologismi, d'errori d'ogni natura, sfuggiti a quegli scrittori, usando con la maggior serietà tutte le espressioni che sogliono adoperarsi al proposito degli scapestrati e dei malfattori, come ad esempio: — Le pare che questo sia un procedere da galantuomo? — Non so il tale dei tali che fine farà. — Bisogna proprio aver perduto ogni pudore, ecc., — a tal segno che, sapendomi colpevole d'una gran parte degli errori di cui accusava quei valentuomini, ebbi un momento il timore che m'agguantasse per la cravatta e mi conducesse alla questura. — Ma chi dunque scrive italiano? — domandai. — Nessuno! gridò, alzando il bastone. — Vi sarà qualcuno che scrive con parole italiane, in lingua, frase per frase, italiana; ma il complesso dello scrivere, ma l'ordito, ma il processo del pensiero, per Dio, è francese! francese! francese! La pelle è nazionale, il sangue che circola sotto, è barbaro! Barbari tutti, italiani rinnegati, scrittori senza coscienza e senza cuore! Se ne persuada, giovinotto! E una verità vergognosa, ma è la verità, la verità, la verità! — In quel punto eravamo arrivati dinanzi alla porta di casa sua. —