Combibbia. — Bevuta fatta con altri nell'osteria.
Certo che non tutti questi vocaboli e modi sono dell'uso comune neppure in Toscana, nè tutti sono da adoperarsi a occhi chiusi. Ma nel prendere appunti sul vocabolario, è meglio largheggiare che essere scarsi, poichè non v'è parola oziosa o poco usata o antipatica, — poichè anche in fatto di lingua ci sono le antipatie, — la quale adoperata in un certo senso o in un certo punto, particolarmente nel linguaggio faceto, non acquisti un'efficacia singolarissima, purchè, come diceva il Giusti, si sappia buttar là in modo da non far sospettare che si sia cercata col lumicino. E proviene appunto da non conoscere o dal non aver pronte sulle labbra che uno scarsissimo numero di espressioni, la difficoltà che incontrano i non toscani a celiare con grazia o raccontare barzellette e far descrizioni burlesche in modo da far ridere. Perchè se la cosa che hanno da dire non è per sè stessa comicissima, poco possono aggiungerle per mezzo della lingua. Vediamo per l'opposto che quando raccontano nel loro dialetto cose per sè stesse quasi punto ridicole, le fanno riuscire tali, solo coll'adoperare certi vocaboli e modi particolari che eccitano il riso.
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Par strano, ma è vero: per i non toscani, massime dell'Italia settentrionale, uno dei maggiori impedimenti a scrivere e a parlar bene è la paura del proprio dialetto. Per paura, infatti, di lasciarsi scappare degli idiotismi, bandiscono scrupolosamente dall'italiano tutte le espressioni del vernacolo, delle quali molte, letteralmente tradotte, sarebbero italianissime; e ciò facendo, durano una fatica doppia, e parlano una lingua stentata, leccata e senza vita. Per citare degli esempi, ho visto una volta un piemontese arrossire di vergogna perchè credeva di aver detto un grossolano piemontesismo coll'espressione: — Il tal libro, di cui m'avevan detto tanto male, lo lessi, e non mi parre il diacolo: — ossia non mi parve tanto cattivo quanto si diceva; modo usatissimo nel dialetto piemontese. — Bell'italiano — soggiunse con ironia. — Perchè mai? — gli osservai. — non mi parve il diavolo, non è il diavolo, non sarà poi il diavolo, lo scrisse Giuseppe Giusti. — Non lo volle credere e gli dovetti far vedere il libro. Un'altra volta scandolezzai un genovese dicendo in italiano: — So assai se il tale dei tali sia venuto — Alto là! — mi gridò — la colgo in flagrante genovesismo. Il suo so assai è il nostro so assae pretto sputato. — Misi sotto gli occhi anche a lui le prose del Giusti dove trovò due o tre so assai che lo fecero rimanere a bocca aperta. E potrei citare mille altre espressioni che fanno rizzare i capelli a tutti coloro i quali a furia di scrupoli, di paure, di pedanterie, si son fatti una lingua italiana compassata, rigida, plumbea, che non è più una lingua. In Toscana, per esempio, si domanda a un libraio: — Quanto fate codesto libro? — Nove su dieci italiani delle provincie settentrionali, dovendo fare quella domanda, ficcano un prudente pagare in mezzo alle parole fate e codesto, perchè per loro fare un libro, in questo caso, è un'espressione assurda, e l'altra, invece, è intera, esatta, a prova di martello. Per la stessa ragione non dicono mai nel momento ch'egli usciva, ma nel momento nel quale o in cui; non il luogo dove o per dove, ma il luogo nel quale o per il quale; non guardai se passasse qualcuno, ma guardai per vedere se passasse qualcuno, ecc. Ciò che il Giusti chiamava argutamente parlare e scrivere colle seste.
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Per spiegar meglio il modo che, secondo me, si dovrebbe tenere nel prendere appunti sul vocabolario, mi pare utile addurre ancora alcuni esempi. Leggendo il vocabolario, credetti opportuno di notare tutti i seguenti modi e vocaboli che si riferiscono a commercio, affari, denaro, ecc., perchè m'accorsi, leggendoli, che sebbene fossero necessarî per dire per l'appunto quelle date cose, non li avevo mai adoperati perchè in parte non li sapevo, e in parte non m'erano abbastanza fitti nella mente da averli pronti sulla bocca o sulla punta della penna parlando o scrivendo.
Metter su bottega. — Rizzare una bottega, un negozio.
Stiracchiare il prezzo. (È chiaro).
Salire. — Per rincarare. Es.; Quest'anno i tartufi son saliti alle stelle. (F.)
Rincarare.