Il linguista esitò un momento e poi disse:

— Certo che.... se io dicessi brava sdrucciolatrice.... anche rimossa ogni idea d'equivoco.... quei signori.... e forse anche la signora.... si metterebbero a ridere; ma, caro signor mio, qui si tratta di scrivere e non di parlare!

— Ma che Dio la benedica, caro signor linguista, — io esclamai; — ma per chi si scrive, dunque? e che altro è lo scrivere che un parlare colla penna? e perchè una parola non deve essere più quella quando è messa sulla carta? Veda, nessuno mi leva dalla testa che sia appunto questo falso concetto delle due lingue, la parlata e la scritta, la cagione principalissima della poca leggibilità dei libri italiani. Faccia la prova lei che parla perfettamente la così detta lingua povera. Apra un qualunque buon libro francese, legga supponendo di parlare in una conversazione di gente colta e senza pedanteria, e vedrà che rarissimamente le occorrerà una parola o un'espressione che strida colla naturale e logica semplicità del linguaggio parlato. Pigli un libro italiano anche dei meglio scritti, e se supporrà di dire ella stessa quello che legge, dovrà arrossire ogni momento. Guardi, apro a caso il primo libro che mi vien sotto le mani, è un romanzo: — Quando primamente si guardò nello specchio.... Oserebbe ella dire in una conversazione: quando primamente mi guardai nello specchio, invece di dire la prima volta? Apro un altro libro, una novella: — Deposi sulla tomba dei miei genitori una semplicetta corona di fiori. Crede ella che ci sia mai stato un orfano in Italia che abbia espresso quel pensiero servendosi della parola semplicetta in quella maniera? Un altro libro, un racconto: — La leggiadra e innamorata fanciulla.... Crede ella che ci sia mai stato un italiano ragionevole il quale abbia una volta sola in vita sua, altro che per ischerzo, dette quelle tre parole in quell'ordine?

— No, — rispose il linguista; — ma....

— Ma, — ripresi io, — che cos'è dunque questo arsenale di frasi e di parole che non si possono dire senza far ridere e che si scrivono nelle scritture più famigliari, come se passando dalle labbra sotto la penna, cambiassero senso, suono, natura? E viceversa che cosa sono tutte queste parole che tutti dicono, che tutti capiscono, che tutti sono costretti a usare, e a cui nessuno può sostituirne dell'altre senza farsi canzonare, e che malgrado ciò, secondo lei, secondo mille altri, non si debbono scrivere? Ella mi potrà dire, a proposito del patinare, che questa parola si dice nell'Italia settentrionale ma non in Toscana; e io le rispondo che non è colpa dell'Italia settentrionale se nella Toscana non si patina, primo; e secondo, che sono disposto a scommettere cento contr'uno che in nessuna città di Toscana, in nessuna conversazione, nessunissima persona domanderebbe mai a un Torinese o a un Milanese se quest'anno, per esempio, si è sdrucciolato o scivolato al Valentino o nell'Arena, ma domanderebbero tutti se si è patinato; e quelli che ignorano questa parola, dopo averla intesa per la prima volta, l'adopererebbero costantemente per la semplice e indiscutibile ragione che è necessaria.

Il linguista stette un po' pensando e poi disse:

— Eppure.... un'altra parola ci deve essere. Il Bentivoglio, nella sua Storia della guerra di Fiandra, parla di quest'arte di sdrucciolare sul ghiaccio. Si ricorda ella della parola che usa?

— Me ne ricordo, caro signor mio. Non adopera veramente nessun verbo che si possa sostituire al patinare, perchè tocca la cosa di volo, e toccando una cosa di volo si può sempre esprimersi con una perifrasi. Ma sa ella come se la cava l'eminentissimo cardinale per indicare i patini? Gli Olandesi, scrive, si mettono ai piedi certe, dirò così, ali! Pare a lei un'azione da galantuomo il chiamare ali degli zoccoli?

— Ebbene... adoperi la parola patinare in carattere corsivo.

— Così fece il Giusti, risposi. Ma quest'uso di scrivere le parole in corsivo non mi va; mi pare una transazione puerile; eccetto che la parola così scritta non debba essere adoperata che una volta sola. Seguendo quest'uso si verrebbe a poco a poco a veder dei libri stampati metà in corsivo e metà no, e ad avere una lingua doppia, bastarda, ridicola. Che significa il corsivo? Che riprovate la parola. Se la riprovate perchè l'usate? Perchè non ce n'è altra. E se non ce n'è altra, perchè riprovate quella?