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L'età più bella dei bimbi, per chi ha occhio d'artista oltre che cuore di padre, è quando passano ancora ritti sotto la tavola e si può reggerli con una mano sola, portarli a cavalluccio sul collo, nasconderli sotto un giornale, metterli in prigione in mezzo a due vocabolari; e tutto il loro vestiario, dalla scuffietta alle scarpe, sta comodamente dentro un vecchio cappello del babbo. A quell'età la madre impazzisce per infilare una calza al suo bimbo; ma quando una volta su dieci egli vi spinge il piedino dentro da sè, essa lo abbraccia con impeto ed esclama alteramente: — Sei un uomo!

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Hanno un visetto che pare una mela cogli occhi, un collo esile che si cinge quasi col pollice e l'indice, due manine che c'è bisogno di guardarle per persuadersi che hanno già tutt'e cinque le dita e un piedino che proprio non si può pigliare sul serio. La loro testina, secondo il momento che gliela fiutate, ha odore di passero, di micio, di coniglio, di nido di rondini, di mattoni, di legno, di vernice, d'olio di lume, di tutto quello che c'è in casa, che essi possan toccare; e il fiato un leggiero odore latteo misto colla fragranza di non so che fiori; un fiato che, ad aspirarlo, par che debba far bene al sangue, come l'aria della campagna.

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Eppure v'è chi non ama queste creature! Io vedo col pensiero un bambino roseo e ridente che dalle braccia di sua madre tende tutt'e due le mani in atto amoroso verso un signore lungo, stecchito e severo, il quale dà indietro con un movimento quasi di ripugnanza, e facendo un sorriso forzato, gli agita dinanzi agli occhi un dito nodoso che non vuol essere toccato. Oh uomo lungo, stecchito e severo, sii pure un grande ministro o un letterato famoso o un fondatore di opere pie: io ti detesto.

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Bisogna vedere come sono atteggiati nella culla, la mattina, prima che si sveglino. Chi può trattenere i baci e le risa? Sono atteggiamenti di soldati morti sul campo di battaglia, atti di dolore disperato, contorsioni d'acrobatici, abbandoni svenevoli d'innamorati languenti. Ora son tutti in un gomitolo sul cuscino, ora rintanati sotto, ora capovolti, in modo che cercando il visetto trovate la punta dei piedi, e volendo afferrare un piede ficcate il dito nella bocca. E allora è bello pigliar tutto in un fascio bimbo, lenzuola, coperta e coltrone, e fuggir per la casa, colla preda calda fra le braccia.

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Chi vede senza ridere un bambino di tre anni, quando appena svegliato, vestito e messo in terra, rimane un momento immobile, soffregandosi gli occhi, e poi va innanzi a passo lento, tutto d'un pezzo insonnito, scarmigliato, di malumore, piagnucolando e guardando la gente di traverso; — o quando è preso dal freddo, che ha il nasino livido, e cammina a passetti di marionetta, facendo la gobbina, e mille vezzi e graziette minuscole, come per dire: — Son piccino, sono una cosa da nulla, scaldatemi o sparisco; — o quando tuffa mezzo il capo in un tazzone di caffè e latte tenuto a due mani, e tracannando avidamente, fa la guardia colla coda dell'occhio a un pezzo di biscotto sul quale sospetta che voi abbiate qualche intenzione ostile; — chi vede queste cose senza ridere, non ha un senso comico delicato.