Fermina continuava a guardar la finestra; aveva il viso stravolto e convulso, il seno ansante, tutta la persona agitata da un tremito febbrile; pareva che facesse uno sforzo per ottenere prima da sè stessa quello che Menendez voleva da lei; che aspettasse essa pure un improvviso cangiamento del proprio cuore; e Menendez osservava con profonda ansietà tutti i movimenti del suo viso. Finalmente proruppe con accento disperato:
— È inutile, Menendez! Non posso! non sento più niente! son vuota! son morta! Potresti supplicarmi per tutta la vita, ucciderti sotto i miei occhi, diventare un re, un santo, un Dio.... è inutile! Non credo più! Non amo più! M'hai uccisa! Hai capito, Menendez? Hai forse dimenticato che cos'hai fatto? Fermina t'aveva dato il suo onore e tu v'hai sputato sopra in faccia a tutta Siviglia! Dio! Dio! Dio! E questo è stato possibile! e tu vuoi che io ti perdoni! — Poi, facendo un violento sforzo, si ricompose, e soggiunse freddamente: — Va, Menendez, lasciami sola, lasciami nella mia tomba, tutto è finito, addio.
— Pensaci ancora, — disse Menendez con voce supplichevole.
Fermina si svincolò da lui e gli accennò la porta senza guardarlo in viso.
— Ma sei dunque senza cuore! — gridò il giovane balzando in piedi colla rabbia nel sangue e la minaccia sul volto.
Fermina lo guardò.
Menendez diede indietro e si gettò fuor della porta.
IX.
Appena tornato a casa, si mise a preparar le sue robe per partire la mattina dopo. Egli aveva deciso d'andare a passar un mese a La Rinconada, piccolo villaggio circondato d'oliveti, poco lontano dalla città, dove stava don Luis de Guevara, suo amico d'infanzia, facultativo, ossia medico condotto, che gli aveva più volte offerto la sua casa per quando volesse fuggire i grandi calori di Siviglia. Terminato ogni cosa, si buttò sul letto, e per la prima volta dopo la sera fatale del suo delirio, dormì. All'alba si svegliò più tranquillo, corse alla finestra, fermò la prima carrozza che vide passar sulla piazza, si vestì, fece portar giù le sue valigie, si mise a tracolla il suo fucile da caccia, discese rapidamente, e montando sul legno, ordinò al cocchiere di condurlo sulla riva destra del fiume, in faccia alla Torre d'oro. Un gran cangiamento era seguíto in lui; non pareva più l'uomo del giorno innanzi; il suo volto non esprimeva più nè ansietà nè dolore; era pallido e portava le traccie della tempesta dei giorni scorsi; ma risoluto e quasi altiero. Scese dinanzi alla casa di Fermina, salì le scale con passo deciso, sospinse l'uscio e si piantò ritto immobile sulla soglia.
Fermina fece un atto di sorpresa sgradevole, e si voltò verso la finestra.