Benedetto questo grandioso concerto di voci infantili; è il grido che infiamma noi, — fiacchi soldati, — alla battaglia; ne abbiamo bisogno; esso ci fa sollecitare il passo e levare la fronte al cielo.

LA BATTAGLIA DI SOLFERINO E SAN MARTINO[1]

«Per l’Italia si pugna; vincete!
Il suo fato sui brandi vi sta.»

A. Manzoni.

V’era da una parte un possente esercito, famoso per guerre lunghe e ostinate, per tenace saldezza di disciplina, per gagliarda virtù di soldati; percosso già quattro volte dall’avversa fortuna, ma pieno ancora di quella orgogliosa baldanza che viene da una consuetudine antica di prepotenza e d’impero; inanimito dalla presenza d’un giovine monarca, fierissimamente risoluto a una riscossa solenne; espertissimo dei luoghi, in luoghi formidabili posto, appoggiato ad altri più formidabili.

Dall’altra parte, l’esercito che porta scritto sulle bandiere: Marengo, Austerlitz, Jena, Friedland; l’esercito dalle memorie meravigliose; i vecchi reggimenti esercitati sulle sabbie africane, ardenti ancora del trionfo di Magenta, belli, impetuosi, audaci, superbi. E accanto a loro un piccolo esercito, condotto da un Re valoroso ed amato, bollente dell’ira accumulata da dieci anni, da dieci anni preparato, con cura infaticabile e geloso affetto, a quel giorno. E dietro a questi due eserciti l’eco ancor viva dell’immenso grido di libertà mandato al cielo da Milano redenta, e fresco il profumo dei suoi fiori, e calde le sue lacrime di gratitudine. E dinanzi, al di là dei nemici, al di là dei baluardi, al di là ancora delle terre, lontana, solitaria, circonfusa di mistero gentile e melanconico, un’altra città grande e sventurata, bella d’una bellezza famigliare all’anima, fin dai primi anni, nelle fantasie dei poeti e dei pittori, sognata da fanciulli, sospirata da giovanetti, amata poi col palpito più delicato e soave dell’amor di patria, e compianta sempre con un sentimento singolare di pietà, come di sorella offesa: Venezia!


Quel vasto tratto di terreno ch’è chiuso tra il Po, il Chiese, il lago di Garda e il Mincio, sembra formato dalla natura a difendere il passo di questo fiume contro un esercito che venga d’occidente. Una rete intricata e fitta di alture ne abbraccia tutta la parte di settentrione, una vasta e nuda pianura tutta la parte di mezzodì. Passando di là un esercito assalitore va a dar di capo in siti fortissimi, di espugnazione presso che disperata; passando di qui, va a riuscire dinanzi alle paludi del basso Mincio e alla fortezza di Mantova. La rete delle alture è tutta compresa in un grande quadrilatero, largo otto e lungo dodici miglia, che tocca cogli angoli Peschiera, Volta Mantovana, Castiglione, Lonato, ed è corso per mezzo da un fiumicello, il Redone, che nasce fra colline del lato occidentale e va a gettarsi nel Mincio. La prima catena delle alture costeggia, da Lonato a Peschiera, il lago di Garda; le altre si stendono quasi parallele alla prima, mano a mano più alte e più ripide, fino all’ultima, che scende in linea retta da Lonato a Castiglione, e piega poi ad un tratto verso Volta Mantovana. I due punti culminanti di questa catena, ch’è la più elevata e la più scoscesa, sono, verso settentrione, Solferino; verso mezzogiorno, Cavriana; tra l’uno e l’altro, simile a cortina di due enormi bastioni, San Cassiano. Qui è tutto un nodo di colli aspri e difficili, gli uni sorgenti sugli altri, stretti, addentellati, dirupati qua e là, sparsi di case e di torri, ad assalirsi malagevolissimi, formidabili alla difesa. Arduo su tutti, il colle di Solferino, sormontato dalla torre famosa, la Spia d’Italia; fiancheggiato da due colli minori, rotti del pari e scoscesi, l’uno nominato dai cipressi che ne copron la vetta, l’altro dalla chiesa, a cui sta presso il cimitero del villaggio; il villaggio è a mezzogiorno-levante del colle cui dà il nome.

La catena delle alture che si stende dietro a codesta, ch’è l’estrema, corre lungo la sponda destra del Redone, da ponente a levante; svolta, a poca distanza da Solferino (e qui s’innalza il colle di Madonna della Scoperta), a settentrione-levante verso Pozzolengo, e forma così, per chi assalga le alture dal piano, un secondo baluardo interno, che ha i suoi due punti più forti a Pozzolengo e a Madonna della Scoperta. Questi due punti formano con Solferino e Cavriana un quadrilatero fortissimo, a cui fanno capo tutte le strade che conducono al Mincio, tranne quella che costeggia il lago di Garda da Lonato a Peschiera, e l’altra che attraversa il piano alla volta di Mantova.