Le nuvole dense e nerissime coprono tutta la faccia del cielo, e il tuono rumoreggia.
Le truppe si moveranno tutte insieme, ordinate e silenziose; non un colpo di cannone, non un colpo di fucile prima che sian giunte al punto d’assalire alla baionetta. Sarà dato il segnale. Allora tutte le artiglierie, di concerto, fulmineranno, suoneranno tutte le bande, batteranno la carica tutti i tamburi, e sopra il fracasso dei tamburi, delle bande, dei cannoni, tuonerà d’ogni parte un grido formidabile: Viva il Re! e dieci mila baionette si scaglieranno sul nemico, e Dio sia coll’Italia. La 5ª divisione non può tardare a giungere; sono le cinque, tutto è disposto, giù gli zaini, e avanti.
Le colonne partono per recarsi sul luogo di dove si slancieranno all’assalto.
In quel momento il tuono scoppia con immenso fragore: un temporale spaventevole, misto di grassa grandine e di pioggia dirotta, prorompe; si leva un furiosissimo vento; fitti e vividi lampi balenano, e in pochi minuti il vasto campo di battaglia è tutto rigagnoli e fango.
Le colonne si fermano.
Appena il temporale ha rimesso un po’ della sua prima furia, ecco arrivare il generale Cucchiari, per la strada ferrata, colla brigata Casale, e il colonnello Cadorna per la strada di Desenzano, colla brigata Acqui. Tutta la 5ª divisione è sul campo. Il Mollard corre a concertarsi con Cucchiari. La 5ª divisione romperà la destra del nemico, e oltrepassandola, gli minaccerà la via di ritirata. La brigata Casale, il 18º fanteria, l’8º bersaglieri, due batterie e uno squadrone di Saluzzo anderanno all’assalto. Il 17º, il 5º bersaglieri, una batteria restano sulla strada ferrata a guardar la parte di Peschiera. Ora è tutto a segno, avanti, all’ultima prova.
Tutta la linea si muove.
La brigata Pinerolo s’avanza verso la Contracania. Il 14º è in prima linea, col colonnello Balegno alla testa; il 13º lo segue; la 4ª e la 5ª batteria lo proteggono. Tuona il primo colpo di cannone; il Balegno manda il grido dell’assalto; il reggimento gli fa eco e si slancia impetuoso, spaventevole, bello; ma, Dio! s’è slanciato troppo presto, le scariche dei battaglioni austriaci e delle artiglierie lo straziano, prima ch’ei sia arrivato lassù sarà dimezzato; il 13º, impedito dal terreno, è rimasto addietro, lo ha perduto di vista, non lo può più sostenere; il colonnello Balegno è ferito a morte, il reggimento inferocito continua a salire, gli Austriaci raddoppiano il fuoco, le file diradano miseramente, non si può più proseguire, no, non si faccia spreco di vite, indietro, valorosi! Il reggimento dà indietro, riscende ai piedi delle alture, si arresta alla casa Armia, si riordina: quanto scemato! Il Balegno muore. — «Pazienza, — egli dice — muoio, ma l’ho condotto io al fuoco il mio 14º!»
Avanti il 13º, alla riscossa. Lo comanda il bravo colonnello Caminati. — Soldati! — egli grida colla sua voce poderosa: — ricordatevi di mantenere la promessa che mi avete fatta! — Viva il Re! Viva il Re! — risponde clamorosamente il 13º, e si slancia in furia; fulminato, affretta la corsa; è alla Colombara, l’assalta, la circonda di cadaveri, guadagna il terreno a palmo a palmo a colpi di baionetta. Il Caminati cade. — Avanti, figliuoli! Difendete la bandiera! — e muore. Cresce, alla vista di quel sangue, l’animo e l’impeto dei soldati; la Colombara è presa. Ma una colonna austriaca s’avanza concitatamente sulla destra; il nemico, ingrossato, rincalza di fronte; il 13º si difende per mezz’ora, accanito; stretto da ogni parte, indietreggia, cede i siti conquistati, ridiscende fino a casa Fenile. E due reggimenti respinti, scellerata fortuna!
Le artiglierie tuonano intanto su tutta la linea. La brigata Aosta, seguita dal 7º reggimento, respinge il nemico presso casa Raimondi, e s’avanza coi bersaglieri a sinistra; il 5º reggimento lo scaccia da Casanova, da Armia, da Monata; il 6º conquista le case Chiodina di sopra e Chiodina di sotto. Ma qui comincia ad avversarci la sorte. Il 6º assalta la Contracania; gli Austriaci, forti di numero e di sito, lo ributtano e lo incalzano; tutta la brigata Aosta, involta nel movimento, ripiega fino alla Monata e alle case vicine; assalita sulla sinistra, si difende, perdendo terreno. Muore il maggiore Bosio del 6º reggimento, il general Cerale è ferito, ferito il colonnello Vialardi; ferito il colonnello Plochiù, ferito il maggiore Polastri, ferito il maggiore Botteri, e cento altri valorosi.