Alle tre i Principi entrarono sotto il padiglione, la folla si accalcò intorno allo steccato, e le bande della guardia nazionale di Milano e del 12º reggimento di fanteria cominciarono a suonare alternativamente le marce più popolari dei tre eserciti. Furon poi recate a migliaia di esemplari poesie, discorsi, epigrafi, racconti di episodii della battaglia, d’autori d’ogni provincia d’Italia; i duecento convitati si divisero in molti gruppi e cominciò e si protrasse fino alle cinque una conversazione animatissima.

Però mancava qualcuno in quella bella adunanza! Molti lo pensarono e lo dissero. Chi avesse invitato a quella festa almeno un ufficiale e un soldato per ciascuno dei vecchi reggimenti che furono alla battaglia di San Martino! Chi avesse invitato dieci o venti delle tante famiglie che perdettero su quei colli qualcuno dei loro cari; famiglie di povera gente, coi ragazzi e coi vecchi, che vedessero gli onori che si rendevano ai loro morti, e parlassero al Principe, e sedessero a tavola in mezzo ai generali; quei poveri vecchi che han dato alla patria qualcosa più che il proprio sangue, le proprie creature, il sostegno e la consolazione dei loro ultimi anni! E si fosse fatto venire anche un drappello di soldati francesi, una decina, cinque, uno, uno zuavo, che avremmo fatto a strapparcelo; e soldati tedeschi, un croato, da potergli stringere fraternamente la mano e fargli capire che siamo amici, che vogliamo restar amici sempre, e quelle tante altre cose che ci sarebbero venute sulle labbra in que’ momenti; quanto sarebbe riuscita più bella, più commovente, più solenne la festa!

Poco prima di sedere a mensa, il prefetto di Mantova lesse l’atto d’inaugurazione degli Ossari, che il principe Umberto firmò e dopo lui tutti gli altri.

Alle cinque, tutti presero posto alle mense, le quali erano disposte a raggi, colla tavola dei Principi nel mezzo, in modo che nessuno volgesse loro le spalle. Dinanzi ai Principi v’era una decina di vassoi pieni di palle di cannone staccate dalla torre di Solferino, frammiste a mazzi di fiori. I Comitati s’eran seduti senz’ordine, generali, senatori, sindaci, giornalisti, come veniva veniva, onde riescì più svariata e più gaia la conversazione che s’appiccò subito, in ogni parte della sala, e continuò vivissima per tutto il tempo del desinare.

Verso la fine, corse una voce per tutta la sala: — Silenzio, silenzio, — e tutti tacquero.

Il presidente del Senato s’alzò il primo e propose un brindisi al primo soldato dell’indipendenza italiana.

Il vice-presidente della Camera bevve al principe Umberto e al principe di Carignano.

Il senatore Torelli all’imperatore dei Francesi.

Il ministro della guerra all’imperatore d’Austria.

Il principe Umberto alla gloria e alla prosperità dei tre eserciti.