Cento voci assieme: — Parliamo uno alla volta, perdio!
Il fracasso è assordante, la folla agitatissima; alcuni apostrofano con calde parole il Montecchi, altri apostrofano la folla dalle gallerie, si sventolano le bandiere, si formano dei capannelli, si batton le mani, si strepita, è un casa del diavolo infinito.
A poco a poco ritorna la quiete. Il Montecchi continua a leggere. Il primo nome passa. Il terzo è accolto da lunghi applausi. Otto o dieci altri non incontrano opposizione. Qualcheduno solleva un po’ di mormorio.... Sia lodato il cielo, l’elenco è finito!
Vivi applausi.
Il Montecchi ricade sulla sua seggiola e si asciuga la fronte.
Allo strepito succede nella folla un vivissimo bisbiglio.
— Ora chi parla? — Chi vuol parlare? — Parla tu. — Il tale ha detto che parlerà. — No, parla quell’altro. — Parliamo noi. — Parlino loro. — Zitti! parlano.
A piedi del pulpito, poco al disopra della folla, si alza una testa e si stende una mano.
— Silenzio! Silenzio!
Si fa un generale silenzio e si ode una voce incerta e sottile: