“Dunque,” disse dopo aver pensato un po’, “lei si diletta a scrivere?”
“Sì, signora.”
“È un bel passatempo.”
Io la guardai.
“E poi,” continuò essa, “è anche uno sfogo.”
“Già.”
“Abbiamo tutti dei momenti in cui la piena dei pensieri ci sforza, per così dire, ad espanderci. Si direbbe quasi che è un bisogno che ha l’uomo.... lasciando poi da parte che è un ottimo esercizio, perchè s’impara a scrivere con facilità.”
“Dio!”
“Non c’è niente di meglio che la pratica in materia di scrivere. Ha qualche cosa di stampato?”
Mentre io mi voltavo a guardarla esterrefatto, si sentì in un angolo del salotto una gran risata. Alzai gli occhi e vidi un gruppo di gente che veniva verso di me, ridendo sgangheratamente. Qualcuno doveva aver raccontato qualche aneddoto. La padrona di casa, premendosi una mano sul petto per non scoppiare dal ridere, mi venne accanto; tutti gli altri intorno. — Questa merita proprio che lei la descriva in uno dei suoi.... temi. — E interrotta tratto tratto dalle risa degli astanti, mi ripetè l’aneddoto. Il quale, da quanto me ne lasciò comprendere l’infelicissimo stato in cui mi trovavo, consisteva, a spremerne il sugo, in uno scambio di cappelli seguito la sera innanzi fra due amici di casa, e non riconosciuto che la sera dopo, nello stesso salotto.