Un gran tormento per lui era l’amministrazione.
I superiori gli raccomandavano continuamente l’economia, e a lui non bastava il cuore di farla con quei poveri soldati già ridotti agli estremi. «Mi ingegnerò; — rispondeva al generale — e d’ora in poi darò solo la metà paga; ma è impossibile, atteso il freddo e il bisogno che il soldato ha della birra, di fargliela aspettar tutta.»
I soldati dei depositi erano travagliati dalla febbre; ma poco male la febbre. «I rognosi — scrivea egli al suo capo di stato maggiore — vanno guarendo; ma i nuovi arrivati ne hanno avuto la loro porzione.»
Anche la rogna!
E sempre, in queste sue lettere, l’accento della più sincera e più calda premura: «Io vi supplico, mio generale, di scrivermi s’io devo continuare a far somministrare il pane da zuppa.» E un’altra volta: «Vi supplico di far sì che i capi dei corpi mi mandino la porzione di massa pel pane da zuppa. Il capo battaglione Begani è testimonio delle noie con cui mi punge il fornaio pel suo credito di un mese; e fra otto giorni sarò forzato a sospendere la zuppa. Che se a questa privazione s’aggiunge anche la privazione della paga, immaginate che diverrà del povero soldato!»
A dar un’idea dello stato in cui codesti soldati si trovavano, valgano i seguenti periodi, che sono veramente commoventi, e si notino quelle parole sul cappotto, sui depositi, sulle rappezzature, sulle frodi, che son proprio quelle stesse che si senton dire tutti i giorni nei nostri reggimenti: mali sempre veri e lamenti sempre inutili.
«Il buon volere di tutti i soldati — scrive al generale — e le cure dei sotto-ufficiali hanno sino ad ora riparato con l’industria e con le rappezzature l’imminente nudità. E posso dire che i tre depositi giunti a Valenciennes logori e indecentissimi potrebbero presentemente ad una rivista sostenere il confronto della tenuta con ogni individuo de’ reggimenti; ove per altro non si guardi più oltre della scorza e si conceda il cappotto copritore di magagne a quegl’infelici che non hanno nè uniforme, nè giubba con maniche. Ma tutti questi ripari vanno diventando insufficienti, e le rappezzature consumano una parte della paga del povero soldato. So che i Corpi sogliono riguardare i depositi come un ammasso di pezzenti; ma vera o falsa quest’opinione, io non soffrirò mai che il soldato sotto i miei ordini abbia a vergognarsi della propria persona; ed invocherò con tutto il vigore il vostro aiuto per fare osservare quelle leggi che pagano il sudore del soldato e lo proteggono dalla frode.»
Bene e bravo!
S’occupava egli stesso della compra delle camicie pei soldati, e a furia di ricerche, essendo riuscito a trovarne delle buone a tenuissimo prezzo, scriveva al generale per fargli notare che nei corpi si pagano molto di più e che sulla massa dei soldati si ruba.
Per dare un premio ai sott’ufficiali di buona condotta, e perchè non gli reggeva l’animo di vederli mal vestiti, il povero Foscolo anticipava loro, di sua tasca, un po’ di danaro sui risparmi futuri delle loro masse; faceva man mano accomodare gli oggetti dei soldati coi pochi sussidii che la sua povertà gli concedeva di prestare; assisteva egli stesso a tutti i contratti perchè non si defraudasse il soldato; ratificava gli atti più minuti dell’amministrazione; esigeva che gli operai e i mercanti andassero di persona al suo ufficio a prendere le ricevute; e così a forza di pazienza e di cura faceva in modo che le cose camminassero il meno peggio possibile.