È un momento sublime.
Modane è subito lì sotto, e la strada ferrata ci arriva con una gran curva, che si percorre in pochi minuti.
Si discese alla stazione di Modane, dove si aspettò circa tre quarti d’ora prima di risalire sul convoglio per ritornare in Italia. Erano là, ad attendere, il ministro francese Le Franc, vari altri personaggi francesi, l’ambasciatore Nigra, i rappresentanti del governo svizzero. Parve ad alcuni che l’accoglienza fatta dai Francesi ai ministri italiani sia stata assai fredda. Ma forse quello che parve freddezza era invece un sentimento di mestizia che non poteva esser dissimulato da cittadini d’una nazione sventurata, in presenza dei rappresentanti di un’altra nazione, in cui la gioia del grande avvenimento non era turbata da alcuna memoria dolorosa.
Si risalì nel convoglio, e si tornò a Bardonecchia, dove stavano aspettando gli invitati della seconda e della terza partenza.
Accanto alla strada ferrata, a sinistra dell’apertura della galleria, è stato costrutto un monte, alto circa una trentina di metri, di forma rettangolare, sul quale si stende uno spazio piano di trecento metri di lunghezza e settanta di larghezza, poco più poco meno. Questo monte è composto interamente colla terra, coi sassi e colle altre materie estratte dal colle di Fréjus. Sovra il piano era stato innalzato un grandioso padiglione, ornato delle bandiere italiane e francesi, e sotto il padiglione erano state poste le mense: due lunghissime tavole parallele. Alle due pomeridiane tutti i convitati presero posto a propria scelta, ed ebbe principio il pranzo, che si protrasse fin quasi alle cinque, accompagnato da musiche ed evviva del popolo accorso in folla da tutte le terre circonvicine.
I convitati potevano essere un milleduecento.
La postura del monte in cui erano piantate le mense, il pittoresco paese che si stendeva all’intorno, la vista delle Alpi sovrastanti, quei mille convitati, quelle bandiere incrociate, quelle grida del popolo, quelle musiche, infine l’assieme di quello spettacolo era una cosa che meravigliava e esaltava.
S’alzò pel primo il ministro Visconti-Venosta; disse dei vantaggi che deriveranno ai due popoli dall’apertura delle Alpi, e terminò con un brindisi alla prosperità della Francia.
Parlò dopo di lui il ministro francese Le Franc. Il suo discorso era atteso da tutti con grande desiderio, e fu ascoltato con profondo silenzio. Disse della grandezza dell’opera, e accennò il vario merito di coloro che vi presero parte: Cavour, Paleocapa, Menabrea, Sismonda, Sommeiller, Grandis, Grattoni, Médail. Ricordò il re Carlo Alberto con parole affettuose e riverenti. Terminò esprimendo la sua profonda fede nella stabilità della pace e dell’amicizia tra Francia ed Italia. La sua voce era commossa, e il suo viso improntato dell’affetto che versava nel discorso; era il ministro della Francia, accusata di sensi ostili all’Italia, e parlava di fratellanza e di unione.... Uno scoppio di applausi e di grida altissime seguì le sue parole.
Il ministro De Vincenzi fece un brindisi a tutti coloro che cooperarono alla grande impresa.