Londra era allora popolata da dieci volte più di forestieri che non ne contenga d’ordinario; era tutta intenta alla grande Esposizione, che per la seconda volta in undici anni riuniva nelle sue mura i popoli ed i prodotti dell’universo.
Io aveva già visitato a più riprese la gran navata e le traverse, le gallerie e gli annessi del palazzo di Kensington, ammirate le mostre dell’industria dell’uno e dell’altro emisfero, riunite colà in sì poco tempo come sotto il colpo d’una bacchetta magica. In sulle prime i miei amici mi avevano seguito; ma poi, stanchi più presto di me di questo spettacolo sempre uguale, non avevano tardato a domandare a Londra altre distrazioni; ma la città-regina, the queen-city, per chiamarla come gli Inglesi, ha ben presto mostrato al forastiero tutto quanto può offrire; essa è ben lontana dal procurargli tutti i divertimenti, tutte le gioie di Parigi. E allora che cosa si deve fare?... Correre verso luoghi più divertenti come fanno la maggior parte dei toristi. Tuttavia noi non partimmo così sotto un accesso di spleen, e decisi ad osservare ancora tutto ciò che attorno a noi poteva attirare la nostra curiosità, ci risolvemmo a fare un’escursione nei quartieri poveri di Londra.
I cupi recessi di White Chapel, di Waping e Christ Church, sono più sconosciuti, non diremo già soltanto ai Francesi, ma anche ai Londoners stessi, che l’arem di Costantinopoli. In questi tristi recessi brulicano, ammucchiati alla rinfusa, tutti quei poveri disgraziati senza fuoco e senza tetto, che il vizio e la miseria vi hanno condotto. Là, frammischiati alla folla di quei disgraziati, si trovano quei ladruncoli, quei pick-pockets famosi, che la fanno in barba alla polizia inglese, la più scaltra dell’universo. Ivi languisce nell’ozio una gioventù squallida, ragazze e ragazzi senza genitori, figli della fogna, invecchiati prima del tempo per l’avvilimento morale, l’abbandono e la fame.
La posizione di questi quartieri classici della miseria, ai quali bisogna aggiungere quello di San Giorgio East, li isola, per così dire, in piena Londra. Essi trovansi all’estremità orientale della gran metropoli, terminati da un lato, al sud, dal Tamigi, o, se vuolsi, dalla Torre di Londra, il porto e i docks, e dall’altro lato, all’ovest, dalla Città (la City ), questo centro tortuoso degli affari.
Londra è la città dei contrasti. Molto a proposito si è detto che nella capitale dei tre regni v’hanno soltanto ricchi e poveri. Accanto alla City, verso i punti dove affluiscono tutti i tesori del mondo, nelle vicinanze della Dogana, della Banca, della Zecca, dei Docks sono i quartieri più miserabili dell’immensa città.
All’est ed al nord, i confini di questi quartieri sono indecisi: essi terminano dove termina la miseria. Al nord, la miseria si prolunga, e si può dire che Bethnal Green continua tristamente White Chapel.
Piccoli vagabondi dormienti.
Piccoli vagabondi dormienti.
Noi avevamo dunque materia per un’esplorazione completa, anzi per una specie d’inchiesta, se era necessario; ma volemmo prima scandagliare il terreno come soldati in campagna.
Tutti ci dicevano non essere prudente lo slanciarsi così all’improvvista in questi quartieri lontani, sì poco visitati dalla gente onesta: l’avventurarsi con leggerezza, foss’anche di pieno giorno, in labirinti senza uscita, conosciuti dai soli frequentatori, e dai quali non saremmo usciti che completamente svaligiati. Ci arrendemmo a queste ragioni, e giudicammo conveniente, prima di cacciarci in White Chapel, studiare un altro quartiere che fosse come la miniatura di quello. Un mattino andammo dunque alla gran scoperta soli, fidenti nella nostra buona stella, nel quartiere di Seven Dials, che fa una specie di macchia in mezzo a Londra, come una grossa macchia d’inchiostro sopra un foglio di carta bianca. Se Seven Dials non è infatti incastrato in mezzo a quartieri aristocratici, esso è ciò nulla meno a dieci passi da Regent Street e da Piccadilly, due dei centri del mondo elegante, della fashion, come si dice al di là della Manica.