Giacchè avea cominciato a farci visitare degli appartamenti, il signor Price, volendo seguire nella nostra esplorazione quella regolarità che gli Inglesi cercano in tutto, ci condusse ad East London Chambers. Questo vasto stabilimento, che racchiude soltanto camere da operai, occupa cinque case di Wentworth Street. La sua disposizione è veramente notevole; nelle sale da pranzo sono posti separati come nelle trattorie della buona società, dove ognuno può prendere la sua refezione senza essere veduto dal suo vicino. È noto che gli Inglesi in certi luoghi pubblici amano d’essere separati gli uni dagli altri, come i cavalli nelle scuderie. L’Anglo-Sassone mette in pratica volentieri l’isolamento; egli è amico dell’io al disopra di ogni cosa. Contro i muri delle camere corrono delle file di letti numerizzati; ad ogni piano esiste un gabinetto da toilette. A pian terreno una cucina è a disposizione di quelli che vogliono farsi da mangiare da sè. Nella sala comune vi è un vasto camino sempre acceso. Qua e là sono appesi ai muri dei cartelli, che raccomandano la decenza negli atti e nelle parole, ed ordinano ai pugillatori di andare altrove a praticare il pugillato. William Poole, il proprietario di questo stabilimento modello, ce lo mostrò con certo orgoglio. Resta a sapere se il contegno dei suoi ospiti corrisponda all’ordine che regna nella casa: il che è poco probabile, poichè nessuno dei locatari era ancora tornato a casa all’ora avanzata in cui noi visitammo lo stabilimento.

Mezzanotte era suonata da lunga pezza; le taverne e le vie si riempivano sempre più d’una folla pochissimo rassicurante. Alcuni mariuoli ci urtavano passando, ci osservavano freddamente colla coda dell’occhio, come per sapere di quale profitto noi potevamo essere per loro; ma ben presto, riconoscendo la polizia, affettavano maniere più disinteressate; alcuni arrivavano fino a salutare pulitamente il signor Price, chiamandolo pel suo nome.

In una taverna dove entrammo, taverna tutta piena di ladri, all thievez, mi disse l’ispettore: taverna rumorosa, animata dai gruppi caratteristici; il signor Price fu di nuovo riconosciuto, salutato, festeggiato. Un ladro gli si presentò; lo vedo ancora: era un uomo piccolo, magro, schifoso, i capelli sparsi, la barba incolta, gli occhi senza ciglio, rossi, incerti, iniettati d’alcool; la faccia solcata di rughe, il naso schiacciato, senza dubbio, come quello di Michelangelo, da un pugno di un pugillatore; la pelle non aveva che il colore di una cartapecora sporca.

«Ah! mio caro signor Price, eccovi qui adunque; disse all’ispettore; come state, how do you feel? »

E gli prendeva la mano fra le sue e la baciava.

«Questo buon signor Price, il nostro ispettore, our dear inspector! » gridava egli mostrandolo ai suoi camerata, ed era quasi tentato di chiamarlo il padre dei ladri, la provvidenza dei pick-pockets.

Il signor Price lo lasciava fare, calmo, impassibile, sempre dignitoso come conviene ad un Inglese, specialmente ad un ispettore di polizia; ma sembrava dire fra sè: «fanne qualche altra, mio caro, e vedrai se mi scappi. Ch’io ti colga colla mano nella tasca altrui, ed apprenderai se la polizia si lascia lusingare dalle tue carezze ipocrite.»

Gli altri ladri, quantunque meno espansivi, circondavano tuttavia il signor Price; e sembravano aver per lui una specie di deferenza, di rispetto filiale; alcuni alquanto alterati dal bere giungevano fino ad offrirgli un bicchiere di wisky. E fra tutta quella gente non c’era forse un solo uomo che non avesse già avuto di che fare col signor Price o coi suoi agenti; tutti erano conosciuti come ladri matricolati, ma bisognava prenderli di nuovo in flagrante, ed intanto si lasciavano bere e lavorare colla loro industria, salvo ad arrestarli quando che fosse.

Lasciando la taverna prediletta dei pick-pockets, al cui paragone non regge la bettola del Coniglio Bianco, famosa non ha guari nella via delle Fave[2], che i Misteri di Parigi resero tanto celebre, ci recammo a Flower and Dean Street, cioè nella via del Fiore e del Cigno. Questi nomi gentili contrastano singolarmente col luogo che stiamo per visitare. Era una locanda schifosa, riservata specialmente ai vagabondi, ai mendicanti, alle donne dell’infima classe, ai ladri infine: lodging for tramps, beggars, prostitutes and thieves, mi susurrò all’orecchio il signor Price, sollevando con discrezione il battente della porta. Un vecchio portinaio venne barcollando ad aprirci: esso vegliava a quell’ora avanzata della notte; chè questi quartieri fanno della notte giorno, e certamente non si fa pagare la multa che a quelli che entrano troppo presto. Pochi dormienti erano a letto nelle camere; nè si svegliarono al nostro avvicinarsi. Al rumore ansante delle loro respirazioni, al russare sonoro di uno di essi, ai movimenti bruschi e convulsivi che interrompevano il sonno d’un terzo, si capiva che ciascuno covava un’orgia recente. Da ogni lato era un riposo turbato da sogni, agitato dai fumi del gin, del brandy, dell’ ale, o del porter, liquori ardenti tanto cari ai gorgozzuli britannici. La tenuta dello stabilimento era in relazione cogli ospiti che lo frequentavano: la scala era un vero trabocchetto: le muraglie schifosamente sucide, e di più un odore malsano, sui generis, esalava da per tutto dalle camere e dai corridoi: odore di abiti vecchi, sucidi, di vecchie scarpe, di cenci putridi, di tutto quanto si vorrà immaginare di più nauseante. Noi non potemmo resistere lunga pezza e domandammo di abbandonare quel luogo. Uscendo, demmo un’occhiata al refettorio, dove ammucchiati sulle panche e coricati per terra, a gruppi come i pidocchiosi di Murillo, dormivano poveri ragazzi appena coperti.

Un dormitorio di common lodging house.