Un dormitorio di common lodging house.
Questi piccoli vagabondi, i cui parenti a quell’ora erano certamente andati pei fatti loro, entravano così nella vita per la miseria, l’abbandono e l’ignoranza. Fanciulli predestinati al vizio ed alle prigioni, degni figli dei loro padri!... E come meravigliarsi, dopo aver veduto ciò, che il pauperismo estenda sempre più i suoi guasti a Londra, e che, malgrado tanti istituti di carità, il vagabondaggio, la mendicità, il furto, la depravazione, l’assassinio abbiano sempre sì numerosi proseliti nella moderna Babilonia?
Se la via del Fiore e del Cigno presenta delle locande sì poco decenti, che dirò poi di quelle di Lower Keate Street frequentate dai più abili, dai più pericolosi ladri, thieves of the most expert class, come li qualifica l’ispettore Price che li conosce e bene? In questo luogo abitano quei pick-pockets dalla riputazione europea, che mettono a contribuzione Londra e la Gran Brettagna, preparando i loro colpi molto prima di eseguirli, al pari di veri giocatori di scacchi, malandrini costituiti in società coi loro capi e i loro statuti, che alle volte lasciano momentaneamente le città del Regno Unito, e vanno ad inquietare Parigi o Vienna coi loro furti audaci.
Gettiamo un velo sopra queste tane di malviventi, che la polizia autorizza e tollera soltanto per potervi tendere più facilmente le sue reti, e conduciamo d’un tratto il lettore a Montague Street, dove troviamo una serie di locande in apparenza più decenti e più oneste. Sono gli alberghi dove vanno ad alloggiare i prestigiatori, i ciarlatani, i saltimbanchi, gli zingari, i suonatori ambulanti, tutta questa gente di contrabbando che frequenta le fiere e le corse. Noi vi passammo un bel quarto d’ora, ed uno dei frequentatori del luogo, che si scaldava tranquillamente nella sala co mune, invece di dormire nel suo letto, quantunque fossero le tre del mattino, volle darci un saggio della sua abilità. Egli eseguì in nostra presenza alcuni giuochi di carte, di bussolotti ed altro, che non erano senza un certo merito. Il più curioso di questi giuochi consisteva nel legare fortemente in un capo d’un fazzoletto uno scellino (1 fr. 25 cent.) che si faceva dare da uno di noi, e poi sciogliere il nodo mostrandoci in luogo della nostra moneta d’argento un grosso penny di rame di dieci centesimi, che ci presentava con quella gentilezza squisita particolare ai prestigiatori. Noi accettammo di buon grado questo tramutamento di metalli che fu riprodotto a più riprese a detrimento della nostra borsa, all’opposto del metodo degli alchimisti, che cercavano almeno di cambiare il rame in argento e il piombo in oro, i metalli ignobili nei metalli nobili, come si diceva ai tempi felici degli alchimisti. Cionullameno noi ce ne andammo soddisfatti del prestigiatore, ed il prestigiatore ancora più soddisfatto di noi.
E così frammischiando il comico al serio, noi andavamo per questi strani quartieri sotto l’occhio vigile della polizia, che non ci perdeva di vista. Con quali cure paterne ci guidavano quei buoni constabili!... con quanta intelligenza ci dirigevano attraverso viuzze impure, cortili oscuri, androni che sembravano senza uscita!... Si capiva che la nostra vita era loro affidata. Ed infatti senza la loro continua sorveglianza, non solamente saremmo stati svaligiati perfino della camicia (domando perdono agli Inglesi di pronunciare questa parola, che qui è di circostanza), ma fors’anche maltrattati, se avessimo voluto difenderci. Le faccie che incontravamo si erano come rabbuiate. Abbeverati d’alcool, i pezzenti di cui percorrevamo le dimore, tornarono a casa a tastoni. Alcuni si coricavano lunghi distesi a’ piedi d’un muro, per non più rialzarsi fino al mattino; altri si lasciavano andare so pra un mucchio d’immondizie, dove scomparivano per metà; altri ancora affondavano nel fango o sdrucciolavano nel ruscello della via, la cui acqua fresca, bagnando loro la faccia e le membra, li svegliava un momento; aprivano allora gli occhi incerti ed interpellavano i passanti in una lingua inintelligibile. Non tutti i passeggianti erano briachi: più d’uno di questi notturni lavoranti, dal temperamento di ferro, resisteva agli effetti d’una libazione più che prolungata. Gli uni sfilavano in drappelli rumorosi cantando delle canzoni oscene con quella voce così poco musicale ch’è propria della maggior parte degli Inglesi. Gli altri nascosti nei vani delle porte, parlavano a voce bassa, e sembravano progettare qualche brutto affare. All’avvicinarsi della polizia essi tacevano improvvisamente e fingevano di passeggiare.
Fra gli urti di tutta questa gente lurida arrivammo alla più sporca delle viuzze fino allora percorse. Per una porta spalancata penetrammo in una topaia, le cui tavole sconnesse lasciavano passare liberamente l’aria. Non una lampada per illuminare la scala, sicchè ci prendemmo per un lembo dei nostri abiti e seguimmo il primo policemen, che rischiarato dalla sua lanterna apriva la marcia. Al primo piano in un bugigattolo ignobile colla porta socchiusa, due uomini erano coricati nello stesso letto, due faccie di banditi che ci gettavano delle occhiate feroci, borbottando e bestemmiando d’essere risvegliati dai french dogs, e mandando a tutti i diavoli la nostra impertinente curiosità. Montiamo al piano superiore, dove continua a regnare la più completa oscurità. Al rumore che noi facciamo, risponde un grugnito prolungato di due dormienti dalla faccia pochissimo rassicurante. Al secondo piano però l’uscio della stanza è chiuso, ed i policemen battono, gridano, declinano i loro nomi e qualità per farsi aprire; ma i locatori spaventati, temendo una sorpresa, rifiutansi di aprire. Noi restammo un momento sospesi gli uni sopra gli altri, vero grappolo umano, alla sbarra della scala. Io chiudeva la marcia e non ci vedeva lume; mi sembrava sempre di sentire uno dei due dormienti del pianerottolo sul quale mi trovavo, venirmi dietro e darmi una terribile tartassata per avere turbato sì mal a proposito il sonno dei galantuomini. Alla fine la porta della camera al secondo piano si apre, e di fronte all’assedio in piena regola della polizia, le persone che abitano questa camera acconsentono a darci accesso. I constabili tirano fuori tutti in una volta le loro lanterne, e le rivolgono verso il letto per rischiararlo meglio. Noi, eccitati da non so quale curiosità inquieta, facciamo tutti insieme irruzione in questa povera soffitta. Quale miseria, Dio buono!... è mai possibile che vi siano creature abbandonate a tal punto!... Mancano i vetri alle finestre, dalle quali pende in guisa di tenda un sucido sciallo di tartano, che certamente coprì già molte spalle e fu appeso a molte finestre, sciallo di giorno e tenda di notte. Sul letto una cattiva coperta, un povero pagliericcio e tre ragazze che un momento prima dormivano abbracciate fra loro; tre ragazze sui sedici anni, pallide, e già affralite dalla miseria e dalla fame!... Come deve essere spaventoso l’inverno per queste infelici, e quando viene la stagione dei ghiacci come possono esse resistere al freddo della notte ed a tutte le intemperie? Povere ragazze, che forse ebbero sempre fame dacchè sono al mondo! Io osservava le loro giovani teste bionde che avevano conservato ancora un’aria d’innocenza, ed innanzi a tanta miseria mi rammentai involontariamente quei bei versi del poeta: Oh! non insultare mai una donna che cade! Chi sa sotto qual peso la povera anima soccombe? Chi sa quanti giorni la sua fame ha combattuto?»
Il prestigiatore di Montague Street.
Il prestigiatore di Montague Street.
Il signor Price volle proprio interrogare in nostra pre senza quelle piccole mendicanti. Esse mostrarono le loro teste, che aveano sempre tentato di nascondere, non sotto le lenzuola, che non erano abbastanza lunghe, ma fra le loro mani. E poi mettendosi a sedere sul letto, incrociarono pudicamente le due braccia sul petto, e finalmente fissarono sopra di noi uno sguardo di estrema dolcezza. Vi si leggeva come una specie di sorpresa ingenua, e quei tre giovani volti riuscivano a tutti noi veramente simpatici.
«Come vi chiamate, signorine? domandò loro l’ispettore, con gentilezza riservata che gli Inglesi hanno per la donna in ogni circostanza.