Poi, alzando le sottanine alla bambola, mi fece osservare come fossero ben riprodotte le forme anche delle gambe; ciò che una volta non si faceva. Erano due belle gambe, infatti, ma di donna, non di bimba; anzi così bene imitate che l'atto del Bonini sarebbe potuto parer disonesto.

E prese a discorrere familiarmente. Riconobbi subito l'artista al modo con cui mi raccontò, colorandosi in viso, come egli e sua moglie avessero fatto un viaggio a Parigi per visitare i grandi magazzini di bambole, e rubare — è la sua espressione — con gli occhi. Scopersi poi sotto l'artista il filosofo quando, dicendomi che le mamme preferiscono le bambole “vestite da bimba„ a quelle “vestite da signora„ perchè queste “svegliano nelle ragazze delle idee ambiziose„ fece un fine sorriso, che voleva dire evidentemente: — Ha capito? Lei credeva forse che fosse il lusso delle mamme quello che sveglia l'ambizione nelle figliuole.... Si disinganni; è il lusso delle bambole. —

Conosciuto l'uomo, decisi di fare un interrogatorio minuto, tanto più che, piovendo, non si era disturbati dagli avventori. La grande affluenza, del resto, è dopo mezzogiorno, e sopra tutto in dicembre, sotto Natale. Allora la bottega è affollata dalla mattina alla sera, il numero raddoppiato dei commessi basta appena al servizio, son tutti costretti qualche giorno a far di meno della colazione, e dopo chiusa la bottega, il lavoro dura ancora nel laboratorio, dove molte ragazze passano le notti intere ad allestir corredi straordinari; e si succedono così le giornate fra un tal rimescolìo e una tal confusione di bambole e di bimbe, di vocine naturali e di vocine meccaniche, di braccini di carne e di braccini di legno, gesticolanti ad un tempo, e d'occhietti viventi e d'occhietti di vetro luccicanti da tutte le parti, che in qualche momento, dice il Bonini, stanco di corpo e di mente e come preso da un'allucinazione, egli è sul punto di confondere la merce con la clientela, di rivolger la parola a una puppattola e di dar la corda a una signorina.

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— In tanti anni — gli dissi — avrà potuto fare sulla sua clientela molte osservazioni preziose.

Sì, ne fece molte e curiose. La prima è che, rispetto alle bambole, le clienti si possono dividere in tre famiglie: quelle che le desiderano e le amano moderatamente, le appassionate ardenti, e quelle indifferenti o quasi, o per precocità d'altri gusti o per apatìa di natura. Quest'ultime, però, sono assai rare.

E corrugando le ciglia, dopo un breve silenzio, come per interporre uno spazio, che impedisse il sospetto d'un accordo interessato tra il fabbricante e il filosofo, soggiunse: — Difficilmente queste riescono buone madri.

— Anch'io lo credo, — risposi, e stavo per citare sbadatamente il proverbio “chi non ama le bestie non ama i cristiani„, ma tacqui perchè mi parve un'offesa all'arte.

— Lei dovrebbe vedere, — rispose il Bonini, — è un divertimento. — E parlò delle “appassionate„. Ce n'è di quelle che entrano nella bottega con la febbre, che prorompono in grida di ammirazione, in esclamazioni di gioia, in risa, in trilli di piacere, da parer che ammattiscano. Alcune, non di meno, si mostran poi ragionevoli, si contentano o, meglio, si rassegnano a quella che conviene alla borsa del padre o della madre. Ma altre no, e fanno scene di tragedia, singhiozzando e pestando i piedi, fino a buttarsi sul pavimento e a rivoltolarvisi, menando in aria le piote, come frenetiche. — Ma anche quelle che si rassegnano, se vedesse che sguardi lanciano alle bambole a cui debbono rinunziare; sguardi d'amore, sospiri, se sentisse, addii, col capo rivolto indietro, con certe espressioni di tenerezza e di struggimento, che nessuna attrice drammatica sarebbe capace di rifarle. Mi fa pena a vederle, qualche volta, glie l'assicuro.

Fra le “appassionate„ poi, v'è una “categoria„ particolare, interessantissima. Son le dignitose che entrano col manifesto proposito di dissimulare la propria passione. E a parole si mostran tranquille, non spiccicando che monosillabi, non esprimendo con la voce nè curiosità nè meraviglia: a chi non le osservi bene posson parere quasi indifferenti. Ma tremano e fremono, si fanno pallide e rosse, schizzano scintille dagli occhi, e al momento di metter la mano sulla bambola desiderata e ottenuta, ma non sperata, quasi tutte si tradiscono. Bisogna veder le mosse, lo slancio con cui alcune se ne impossessano e se le serrano al petto: tigrette affamate che abbrancano la preda. — E non vogliono a nessun patto che io mandi loro la bambola a casa: se la vogliono portare da sè, anche se è pesante, a braccia incrociate, viso contro viso, girando gli occhi diffidenti, scansando ogni bimba che incontrano per la strada, “per paura di un colpo di mano„.