Sventola sopra i monti,

Sui petti e sulle fronti,

Sull'armi e sugli altar....

Ma l'intonazione, il gesto non si può descrivere: gli s'enfiava il collo, gli uscivan gli occhi dal capo, una parola sì e una no gli restava in gola per mancanza di fiato: pareva la caricatura d'un tribuno che arringasse un popolo. Tutto quell'entusiasmo, però, si spense d'un colpo. Espettorata appena l'ultima sillaba, ricadde sul banco e riaddentò la ciambella.

Ma il più ameno fu l'ultimo. La maestra gli suggerì il titolo d'una poesia: egli si alzò e cominciò:

Una goccia, o nuvoletta....

e poi da capo: — Una goccia.... una goccia,... — e seguitò a gocciolare senza andare avanti. Tutt'a un tratto cavò il fazzoletto e se lo mise al naso come se gli uscisse il sangue. — Oh! — gli disse la maestra, — il sangue dal naso ti uscì ieri mattina: ma ora non t'esce: fa un po' vedere. — Ma quegli fece un gesto con la manina libera, come per dire: — Aspetta, aspetta, che deve venire, — un gesto così comicamente affannato e affettato, che la maestra diede in uno scoppio di risa, e si contentò della goccia. — Ma vede che malizia, — disse poi allontanandosi, mentre quello continuava la commedia. — Ah, le dico che ci abbiamo certi artisti!

X.

Di là rientrai nella sala grande, dove quasi tutti si trovavan raccolti, ed era un gran moto, un ronzìo, un pio pio, quasi un ribollimento di suoni rotti, acuti e sommessi, quale si può dare soltanto in una folla di creature non ferme mai un minuto in un solo pensiero e che parlano un linguaggio ancora monco e spezzato come i loro pensieri. E guardando quello spettacolo feci anche quella volta il proposito, che si fa sempre all'uscire da un di quei luoghi, di tornarvi al più presto, e che non si mantiene quasi mai; ma che in quel momento è sincero e vivissimo, ispirato quasi da un istinto di protezione, come se quelle deboli creature, a cui bastò un'ora a legarci, avessero bisogno di noi e fosse durezza il separarsene per non rivederle mai più. Intanto, m'erano rivenuti intorno il papà, la bimba dai diavoletti e tutti gli altri più espansivi a domandar la carezza d'addio, tendendo le loro manine che stringevano ancora dei pezzetti di pane e dei torsi di mela, e dicendomi cento Ciao, su tutti i toni, come a una persona della loro famiglia che partisse per un viaggio. Poveri bambini! Ed io pensavo, accarezzandoli, ch'eran loro, invece, che partivano per un lungo viaggio, per il viaggio misterioso della vita, nel quale, appunto perchè eran di natura più dolce e più affettuosa degli altri, chi sa quanto avrebbero avuto più degli altri da soffrire e da piangere ed anche più spesso desiderato la fine....

Quando arrivai sull'uscio, e mi lasciarono, sentii ancora nella mia una piccola mano che ci doveva essere da un po' senza che me n'avvedessi, e sollevando il mento a quell'ultimo accompagnatore, riconobbi il piccolo disgraziato che somigliava alla figura del libro del Lombroso, quello a cui la natura aveva così crudelmente smentito sul viso la bontà angelica dell'anima. E lo fissai per qualche momento in quei piccoli occhi ineguali e sporgenti che dicevano così umilmente: — Son brutto; ma son buono; non mi guardate; ma amatemi, — e mi domandai nel cuore, con tristezza, quante umiliazioni, quanti dolori non gli sarebbe costata nella vita quella menzogna spietata della natura; e stretto fra le mani il suo capo deforme, fui costretto a prolungare il bacio che gli stampai sulla fronte, — mentre egli mi s'attaccava al bavero con le manine, — per avere il tempo di scomporre sulla mia faccia l'espressione di profonda pietà che temevo egli potesse comprendere....