M'avvicinai a un bimbo paffuto che mi guardava fisso, e gli domandai che cosa gli avesse dato la mamma per colazione. Mi rispose con una grossa voce: — Un pesce!

Al modo come lo disse pareva che dovesse essere un salmone. Lo pregai di farmelo vedere. E mi mostrò il pugno da cui spuntavano le estremità d'una mezza acciuga, ridotta non più che un filo dalle vigorose fregagioni che — come mi fu detto da un'assistente — egli aveva liberalmente concesso alle pagnotte circonvicine.

Venne in quel punto una maestra a dirmi che andassi a vedere all'opera lo “scroccone„. Passammo nell'altra stanza e lo vedemmo solo, col suo muso di topo sul petto, tutto intento a levar la crosta a un panino. Finita la scrostatura, si mise a leccar la mollica da tutte le parti, con grande cura, come se la volesse inumidir tutta quanta prima d'addentarla. — Ne prepara qualcuna delle sue, senza dubbio, — disse la maestra. — Infatti, dopo che ebbe condito bene il suo pane, si voltò verso un gruppo di bimbi che assediavano il possessore dello zucchero biondo e, cavallerescamente, liberò l'assediato, facendo in là gl'importuni che volevano intingere il dito nella sua proprietà. Poi gli si sedette accanto in atto ossequioso e gli disse nell'orecchio non so che cosa, a cui quegli acconsentì, porgendo il pacchetto aperto. Povero ingenuo! Egli credeva d'aver che fare con un pane asciutto, che avrebbe fatto poco danno. Era invece un pane traditore che, maneggiato da una mano abile, girando rapidamente come un buratto.... produsse un vuoto spaventoso;

onde sospiri e pianti ed alti guai.

IX.

Entrammo poi in una “classe„ dove non c'erano, sparsi per i banchi, che sei o sette bambini; due dei quali dormivano così saporitamente, con le testine rase appoggiate sui gomiti, che nemmeno scossi a più riprese non si destarono, e si dovette lasciarli stare. Agli altri la maestra rivolse alcune delle solite domande scolastiche, a cui diedero le risposte solite; comicissime alcune per il contrasto che faceva la solennità della loro forma letteraria col viso di putto di chi le pronunciava.

A un bimbo che sonnecchiava col capo ciondoloni domandò tutt'a un tratto: — Che cos'è l'Italia?

Quegli balzò in piedi e, dopo aver guardato me e la maestra con due occhi spauriti, mandò giù la saliva e rispose solennemente: — È la mia terra.

Un altro, che stava rodendo una ciambella, dopo che la maestra gli ebbe detto nell'orecchio il titolo d'una poesia, si rizzò e, sollevando in aria le due piccole braccia e spalancando la bocca impastata, mise fuori un O sonoro, come alla vista d'un fuoco d'artifizio maraviglioso, un O così prolungato ch'io ebbi tutto il tempo di domandare a me stesso e di cercare con la fantasia quale cosa al mondo potess'essere degno oggetto di quella stupefacente invocazione. E venne fuori finalmente....

Oooooo tricolor bandiera,