Questa forza tranquilla di volontà, congiunta a un amor proprio precocemente guardingo, dimostrano in ogni cosa. Intoppate per la strada dei quinti d'uomo, usciti appena dalla prima elementare, che non possiedono un vocabolario di più di venti sostantivi (i verbi sono sempre incerti); ma che, se gli interrogate in italiano, incapati di rispondervi nella lingua nazionale, s'ingegnano d'accozzare alla meglio quelle venti parole, facendo lunghe pause riflessive fra l'una e l'altra, come fanno in Italia i viaggiatori inglesi e tedeschi, con una flemma di filologi scrupolosi, senza darsi un pensiero della vostra impazienza, non intesi ad altro, con tutte le forze del cervello, che a scansare gli spropositi.
Ricordo uno di questi che, domandato da me di un suo zio impresario a Torino, volendomi dar la notizia che era stato decorato della Corona d'Italia, dopo due buoni minuti di cogitazione, mise fuori questa curiosa frase di suo conio: — L'hanno fatto passar cavaliere — ma con un accento di trionfo, che traduceva il pensiero: — l'ho cercata un pezzo, ma l'ho trovata bene. — E hanno delle trovate singolari, da montanari sottili, diverse in questo da quelle degli altri bimbi, che vengon fuori in una forma di gravità comicamente impropria all'età loro. Un piccino, a cui diedi una pera candita perchè la dividesse in parti uguali fra sè e le due sorelle più piccole che gli stavano al fianco, volendo, ma non osando di farsi sotto i miei occhi la parte del leone, stette pensieroso un pezzo con gli occhi fissi sul frutto, e poi disse solennemente alle sorelle: — Qui non si fa niente senza il coltello, — e con questo pretesto si diresse verso casa per fare il comodo suo; ma con l'incesso e il viso d'un uomo assorto in tutt'altri pensieri, per distornare, s'intende, il mio sospetto; il quale mutavano invece in certezza gli sguardi obliqui e indagatori di cui ogni tanto mi saettava.
E come un bell'esempio di posatezza e di precisione rammento un bimbo di men di tre anni, bellissimo, che, avendogli io porto una scatoletta della Regia su cui fissava lo sguardo con grande curiosità, la rivoltò con le manine per tutti i versi, l'aperse con cautela, vi guardò in fondo attentamente, ne tirò fuori l'una dopo l'altra tre sigarette, le esaminò ad una ad una, le rimise dentro adagio adagio dalla stessa parte dove le aveva prese, gingillò un pezzo con le dita finchè riuscì a far rientrare la linguetta nel taglio e, dopo essersi assicurato col pollice che era chiusa bene, me la ripose sulla palma della mano e ve la premè colla sua zampetta come per farmi prender atto che era fatta in tutte le regole la restituzione della mercanzia.
Questi ragazzi, che sentono parlare in casa di tutti i paesi d'Europa e d'Africa e d'Oriente e d'America, dove i loro padri lavorarono e lavorano, viaggiano un po' coll'immaginazione, anche prima d'uscire dal guscio, per il mondo intero. Appena sono in forza da portar la secchia della calce, la più parte vanno a fare il tirocinio di muratori nelle città grandi, e, compiuto questo, emigrano dall'Italia. Ma le separazioni della famiglia si fanno senza lagrime, e quasi senza commozione, perchè tutti ci hanno il cuore preparato fin dall'infanzia. Non senza tristezza, però, quando li vedo giocar per le strade così rosei e sereni, io me li raffiguro giovinetti, curvi sotto il carico su per le alte scale oscillanti degli edifici in costruzione, o ammucchiati nelle soffitte, dove essi stessi si fanno da mangiare e si rimendano i panni, stillando ogni sorta di più duro risparmio; e poi, più grandi, soli in terre straniere, in mezzo a gente di cui ignorano la lingua, invisi quasi sempre ai concorrenti indigeni per il loro accanimento al lavoro e per la loro parsimonia spartana, e vittime qualche volta di persecuzioni crudeli.
Ma mi conforta il pensiero che darà saldo coraggio a tutti l'immagine della valle nativa a cui sempre pensano, e che, se campano, li riavrà tutti quanti certissimamente, arricchiti o poveri, stretti a lei fino alla morte. Quanti sono già dispersi per il mondo che vidi bambini fare i castelli coi sassi e scheggiar la sienite col chiodo, coi capelli biondi dorati dal sole e agitati dal vento!
Ogni anno leva il volo una schiera di questi miei antichi amici, e i loro nomi e i loro visi prima si confondono, poi svaniscono nella mia memoria.
Ma i vuoti si riempiono continuamente. Ritornando nella valle vi trovo ogni anno nuove capigliature d'oro, nuovi occhi celesti, nuove guance vermiglie, un drappello nuovo di Danti, di Temistocli e di Goffredi, figliuoli di padri lontani che non vidi e non vedrò mai; e questi nuovi eroi nascono e crescono così somiglianti, sotto ogni aspetto, ai partiti, che, insomma, mi par di ritrovarmi sempre in mezzo alla stessa popolazione infantile. Bella e strana popolazione di piccoli impresari in forma di cherubini, di futuri capomastri, che paiono putti scappati dai quadri del Rubens, di scalpellini e di muratori in erba a cui possono invidiare le rose e i gigli del viso i figliuoli dei principi: innocenti sì, e amabili come tutti i bambini; ma che pure hanno qualcosa nell'indole, negli occhi e nella parola da far credere che nella notte di Natale, quando sognano la scarpetta che hanno messo sulla finestra, non vagheggino di trovarvi dentro dei dolci, ma una cedola del Consolidato 5%.
PICCOLI STUDENTI
MOMENTI SOLENNI.
Il regolamento delle scuole municipali dice che gli esami orali sono “pubblici„. Non feci dunque che esercitare uno dei miei diritti di cittadino chiedendo d'assistere agli esami degli alunni della 1ª elementare della scuola “Giuseppe Grassi.„ Desideravo di vedere con che animo e con che aspetto i miei concittadini di sette anni affrontavano la prima prova del fuoco sul campo di battaglia della scienza.