La maestra, — una buona madre di famiglia, che, di nascosto, mentre faceva lezione, rimendava i panni dei suoi cinque figliuoli, — osservò, a traverso i suoi occhiali verdognoli, il viso mutato della ragazza, e per distrarla dalla tristezza, senza domandargliene la cagione, la chiamò a leggere il componimento sul quaderno, come solevan far tutte, accanto al proprio tavolino, mentre essa seguiva la lettura sulla bella copia.
Alba discese dal banco e salì sul piccolo palco, dove la maestra troneggiava. Le mancaron quasi le forze quando si trovò là, sola, in faccia alla scolaresca, col quaderno aperto fra le mani. Era un nuovo e peggior supplizio per lei il dover leggere ad alta voce, a un passo dal primo banco, quasi sul viso di Maria Cinzano, quel componimento malaugurato, in cui si decantava un signore benefico, che con un atto generoso e delicato salvava dalla disperazione una famiglia povera ad era colmato di grazie e di benedizioni. Che sanguinosa ironia! Cominciò a leggere con voce fioca e con gli occhi velati, come avrebbe letto un atto d'accusa contro di sè e contro suo padre. Non vedeva, ma sentiva lo sguardo iroso della sua compagna confitto nel suo viso, sentiva che a ciascuna delle sue frasi sulla carità e sulla gentilezza del signore immaginario, guizzava un sorriso di scherno su quella bocca a cui suo padre rifiutava il pane. A un certo punto, forzata da non so qual curiosità dolorosa, alzò gli occhi un momento dalla lettura, e vide quello sguardo, vide quel sorriso. La voce le si spense, le salì al viso un'onda di sangue, le tremò il quaderno fra le dita. Si vinse, nondimeno, e riprese a leggere col viso sempre più pallido, con la voce sempre più fioca. Ma, ad un tratto, quando voltò la pagina per leggere le ultime righe, i suoi occhi si fissarono, dilatati, sulla facciata di destra, dove non c'era più scritto, come attratti da qualche cosa di inaspettato, che risplendesse.
— Vada avanti, — disse la maestra.
Ma la ragazza non continuò: i suoi occhi brillarono, il suo viso s'accese, il suo petto si gonfiò. All'improvviso, con un atto impetuoso strappò il foglio dal quaderno e lo gettò a Maria Cinzano, che, stupita, lo afferrò per aria e lo fermò sul banco. La maestra, maravigliata, stette a vedere. Quella lesse, e rimase un momento come trasognata; poi pose un braccio a traverso il foglio, chinò la fronte sul braccio, e si mise a piangere. Allora Alba saltò giù dal palco e baciò la compagna sul capo. Questa le gettò un braccio intorno al collo e le disse piano all'orecchio, singhiozzando: — Perdonami.
Sul foglio c'era scritto col lapis, a grandi caratteri: — Dirai a Maria Cinzano che suo padre può ritornare alla fabbrica e che sarà il benvenuto.
*
Palpitando di gioia e di gratitudine, appena finita la scuola, Alba divorò la strada di casa sua, facendo trafelare la cameriera che la seguiva. Per poco non strappò il cordone del campanello, entrò nella sala da desinare come un colpo di vento, si gettò d'un salto sul petto di suo padre, e gli coperse il viso di baci, senza parlare, con una foga che gli mozzò il fiato e gli fece brillar due lacrime negli occhi. Dopo l'abbraccio soltanto vide là il viso gioviale dell'avvocato Boleri, con cui il signor Mazzi, che aveva anticipato il pranzo, stava per uscire.
— Bene, bene, — brontolò il padre, bonariamente; — ma non credere che siano le tue scenate d'impertinente che mi hanno fatto piegare. — E la madre, con la sua dolcezza flemmatica, soggiunse sorridendo: — È stato il mazzetto che t'ha visto fra le mani, mentre dormivi.
— Ahi Ho avuto dunque una buona idea! — esclamò la ragazza, battendo le mani.
— Come, una buona idea? — domandò il padre meravigliato.