— Riprendi il Cinzano.

— Ancora! — gridò il signor Mazzi balzando in piedi. — Ah, questo è troppo!... No! Hai inteso? No, mai! mai al mondo, se anche tu digiunassi per un mese!... Va a letto.

La ragazza se n'andò, senza rispondere, a passi di ribelle.

*

Di là a un'ora, dopo aver girato un pezzo per la casa, il signor Mazzi si soffermò, col lume in mano, davanti all'uscio della camera d'Alba, e pose l'orecchio al buco della serratura. Sentì il suo respiro regolare: dormiva. Nondimeno dopo un momento d'incertezza, egli aperse l'uscio pian piano e, mettendo una mano davanti alla fiammella della candela, entrò in punta di piedi. La ragazza stava supina sul letto, con tutto il busto coperto. Non gli era mai parsa così bella e così gentile. Ma sul suo viso assopito era ancora dipinta la tristezza; il suo labbro inferiore sporgeva un poco, nell'atteggiamento della bocca dei bambini, quando si lagnano d'un torto e son lì per piangere; il suo respiro gli parve affannoso. E a un tratto egli rabbrividì, osservando che aveva le braccia incrociate sul petto, come una morta. Alla sua immaginazione eccitata sembrò che quel nasino si fosse assottigliato, che quel viso fosse già dimagrito, da mezzogiorno in poi. Ansioso, le prese delicatamente le mani, per disgiungerle, che non le facessero pressione sul cuore; ma fremè, atterrito, e non compì l'atto, vedendo fra le sue dita una macchia rossa, che pareva di sangue. Guardò meglio e riconobbe il garofano di Maria Cinzano. Respirò. E rimase pensieroso. Povera Alba! Si teneva il fiore dell'amica sul cuore. Era pure affettuosa e buona! E gli si presentò l'immagine di quell'altra ragazza che, pure in quel momento, dormiva forse anche essa col respiro affannoso, agitata in sogno da una dolce speranza o da un presentimento sinistro. Ma si ribellò subito alla pietà che stava per vincerlo e gli prese un nuovo senso di sdegno al pensare che quei bricconi avevano scaltramente abusato della bontà della sua figliuola per giungere al loro fine, e turbata la pace della sua casa. Che canaglia! Povera bambina! Ma essa pure.... aver di quelle idee, alla sua età, nella sua condizione! Infetta di socialismo.... la sua creatura! E pensò di levarle quel fiore contagioso dalle mani per rimetterlo nel bicchier d'acqua ch'era sul tavolino da notte. Ma un senso di delicatezza lo rattenne. E dopo averla guardata affettuosamente un altro po', usci adagio adagio, e se n'andò a dormire...; ma vedendosi ancora dinanzi la bambina addormentata, con quella macchietta rossa sul petto, che pareva una ferita al cuore.

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La mattina dopo egli non andò, come di solito, a darle il buon giorno a letto. Alba ne fu afflitta, perchè sperava che col bacio mattutino egli le avrebbe portato il consenso desiderato. E si levò col fermo proponimento di proseguire la lotta. Andò nella sala da desinare, dove l'aspettava il caffè e latte, mise sulla tavola, come un'insegna di guerra, il bicchiere d'acqua col garofano rosso, sedette davanti alla tazza fumante, fece in là il pane con la mano, e stette aspettando che s'affacciasse all'uscio suo padre per fargli vedere che persisteva nel digiuno provocatore. Suo padre s'affacciò, in fatti; e data un'occhiata obliqua al pane intatto, corrugò la fronte e richiuse l'uscio. Allora Alba sbattè il cucchiaino sulla tavola e si morse le labbra. Ma sperava ancora ch'egli cedesse. Aveva l'abitudine di cogliere ogni mattina un fiore dai vasi del terrazzino e d'infilarglielo in un occhiello del soprabito perchè uscisse con un suo ricordo. Sarebbe uscito, quella mattina, senza il fiore?... Pareva di sì, pur troppo, perchè l'ora della scuola s'avvicinava ed egli non ricompariva. Infine, si dovette risolvere ad andare a prendere i libri nella sua camera. Suo padre ne uscì mentr'essa v'entrava. Era forse andato, come altre volte, a legger di nascosto il suo componimento italiano. Le parve un buon segno. Tossì. Ma quegli non rispose. Oh! come si sarebbe piegata a supplicarlo con le più dolci parole per non dover andare alla scuola con la vergogna di quel no sulla fronte! Ma conosceva addentro suo padre, la machiavellina, e sapeva che se c'era un mezzo certo di spuntarla con lui non era quello di deporre le armi e di chinare la testa. E non si mosse. Accastellò i libri e i quaderni, stando in ascolto, con un'ultima speranza.... Ahimè! Il passo paterno s'allontanò, l'uscio di casa s'aperse e si richiuse, e la sua ultima speranza si spense.

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S'avviò alla scuola, accompagnata dalla cameriera, col cuore pieno di tristezza e di confusione, rallentando il passo e soffermandosi a ogni tratto per giunger tardi, quando tutte le sue compagne fossero già nei banchi e Maria Cinzano non avesse più tempo di parlarle. E diceva tra sè, amaramente: — O non sa ancor nulla, e mi verrà incontro piena di speranza, col viso buono e sorridente, e allora con che cuore le darò la triste notizia? O le han già dato la notizia, e la vedrò più pallida del solito, scoraggiata, con gli occhi pieni di lacrime, e come potrò reggere a quella vista? — Ma la ragazza non le si presentò nè con l'uno nè con l'altro di quei due aspetti. Entrando nella scuola, nel punto che v'entrava la maestra, essa la vide seduta al suo posto, nel primo banco, e incontrò subito i suoi occhi, che l'aspettavano. Come le trafisse l'anima lo sguardo acuto, freddo, sarcastico, quasi feroce, che quella le vibrò di sotto in su, mordendo l'asticciuola della penna! Era uno sguardo d'odio e di disprezzo, il sorriso bieco d'una nemica, la dichiarazione d'una guerra sorda e implacabile, che non le avrebbe lasciato più pace. Alba ebbe un tremito; ma, per sentimento d'alterezza, si fece forza, e dovendo passar davanti alla compagna per andare al suo banco, rallentò il passo, per dissimulare il timore. Fu peggio per lei. Maria Cinzano, quand'essa le passò accanto, ebbe il tempo di dirle all'orecchio, con voce soffocata e fischiante: — Tuo padre non ha cuore.

Alba sentì come un colpo di stile che le forasse la tempia, e andò ai posto a passi ineguali, smorta, con gli occhi offuscati come da una nebbia. La maestra incominciò la lezione; ma essa non sentì. Le risonavano di continuo all'orecchio, come un fischio mordente, ripetuto mille volte, quelle terribili parole. Provava un sentimento di pietà amara per suo padre, un misto di avvilimento e di rabbia, e una tristezza profonda. Lanciava ogni tanto uno sguardo alla sua nemica, che le voltava la schiena, curva sul banco, e sentiva a vicenda un violento bisogno di vendicarsi e una viva e triste pietà alla vista di quelle spalle ossute e di quel collo sottile, che la facevan pensare alle privazioni e agli stenti a cui il padre suo la condannava. E si stringeva il capo fra le mani e faceva un grande sforzo per non dare in uno scoppio di pianto.