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Sedettero a tavola. La figliuola quasi non mangiò. Il padre, risoluto a tener duro, finse di non badarvi. Era tempo davvero che si mostrasse fermo una volta se non voleva diventare addirittura lo strofinacciolo di quella monella. E non disse parola. Ma via via che il desinare procedeva ed egli la vedeva ostinata a non mangiare, nonostante le placide esortazioni di sua madre, gli andava succedendo nell'animo allo sdegno il dolore. Vedete un po'! Una giornata ch'egli si era immaginata così allegra! Gli altri anni, in quel giorno, soleva riandare a tavola la breve storia della sua figliuola, rammentare le sue amabili bizzarrie di bimba, le sue prime parole, i suoi motti più arguti, i primi piccoli trionfi della sua bellezza bruna ed altera, che lo avevan fatto palpitare d'orgoglio. Quel desinare era sempre stato una festa per lui. Ed ora, doveva vederla digiunare, imbronciata e triste, e ingozzare egli stesso un pane avvelenato, col cuore gonfio di dispetto. E la guardava di sfuggita, quasi timidamente, perchè conosceva la sua caparbietà, e sapeva che era capace, per un punto, di stare a pane asciutto una settimana, facendogli soffrir le pene dell'inferno e rischiando di buscarsi una malattia. E tutto questo per la bella faccia di quel mascalzone di trinciapelli che gli aveva già dato tanti altri fastidi! Poter del mondo! Al pensare che pel fatto di costui essa gli faceva una tal scena, al ricordar le ragionacce che aveva pescate in quegli scellerati libricciattoli per gettargliele in viso con quella petulanza, egli non sentiva più alcuna pietà, e si raffermava con tutte le forze nella sua risoluzione, e fissava gli occhi su quel visetto pallido, contornato di capelli neri, quasi in atto di sfida, come per esercitarsi alla resistenza in cui avrebbe dovuto persistere per qualche giorno, per restaurare la sua autorità paterna in rovina.

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Il desinare finì com'era cominciato, tristamente. Finito appena, il signor Mazzi uscì a passi risonanti, e la ragazza che, essendo giovedì, non aveva scuola dopo mezzogiorno, rimase a casa a far con mille stenti il suo esercizio di composizione sull'argomento della famiglia indigente e del ricco benefico. La sera, la cena non fu più gaia del desinare. La signorina mangiò appena una foglia di lattuga e un bocconcino di pane, che finse d'inghiottire a gran fatica, e rimase muta e cocciuta. A un certo punto, però, il padre perdè la pazienza, e l'attaccò con la signora: — Ma scotiti dunque! Come puoi tollerare...? Non hai nulla da dire a un'impertinente che digiuna apposta per torturare suo padre?

— Eh, Dio mio! — rispose con placidità la signora. — Sai pure che con questa benedetta creatura non si può nè vincerla nè impattarla. E poi.... insomma.... dà prova di buon cuore. Contentala una volta, e che sia finita. È la più spiccia, mi pare.

Il signor Mazzi saltò su. — Oh, questa è maravigliosa! Un bel sistema d'educazione! La madre che ha anche meno giudizio della figliuola! Ma non capisci che se ripigliassi quello dovrei ripigliare gli altri, e che sarebbe un disdoro in faccia a tutti, un atto di debolezza che mi toglierebbe ogni autorità nella fabbrica! Ma è possibile che tu non intenda mai nulla di queste cose?... Son io, dunque, che ho il torto!... Ah, che belle consolazioni mi dà la famiglia!

E sbattuto il tovagliolo sulla tavola, se n'andò nella sua stanza, dove sedette, al buio, e restò a masticar la sua rabbia; con l'orecchio teso, però, aspettando di sentire da un momento all'altro il passo della figliuola. Voleva un po' vedere se non sarebbe venuta, come tutte le sere, a dargli la buona notte. E, in fondo, egli sperava che in quel momento, che è quello della tenerezza, quando tutto s'accomoda fra padre e figliuoli, ella avrebbe domandato perdono. Trascorsa mezz'ora, infatti, udì il suo passo nell'oscurità, e si drizzò sul busto, come per mettersi sulle difese, e non perdonare alla prima. Ma perdette un poco della sua forza sentendo che il passo, invece che incerto e timido come sperava, era risoluto. Quando si vide davanti l'ombra graziosa della sua figliuola, spiccante nel chiarore crepuscolare della finestra, fu sul punto di afferrarla e di serrarsela al petto. Ma si rattenne.

Essa disse con voce fredda: — Buona notte, papà.

— Non hai altro da dirmi? — domandò il padre.

La ragazza titubò un momento; poi rispose: