La ragazza stette un po' pensando; poi rispose: — Ma essi te ne fanno guadagnare molto più di quanto ne dai.

A queste parole, il signor Mazzi scattò: — Cosa dici? Chi t'ha insegnato a metter fuori di queste ragioni? — E, dopo un momento di riflessione, riprese con maggior collera: — Questa non è farina del tuo sacco.... È forse la maestra che t'imbecca di codesta roba?... A questi lumi di luna, non ci sarebbe da stupire.... Dimmi un po': ho indovinato?... Ah, bene! Andrò io a dirle due parole all'orecchio, alla tua maestra.

— Non è lei! — s'affrettò a risponder la ragazza.

— E chi è dunque?... Lo voglio sapere, m'intendi?... O mi dici chi è, o vo dalla maestra domani mattina.

— L'ho letto.

— Dove l'hai letto?

— Ebbene, sì! — rispose Alba, ripigliando animo; — l'ho letto nei libretti che hai tu, che hai portato tu a casa.

— Che libretti? Dove sono? Vieni a mostrarmeli! — gridò il signor Mazzi, fremente.

Ed entrò a passi concitati nella stanza accanto, seguitato dalla figliuola, la quale, senza ombra di timore, andò difilata a una libreria, si chinò e tirò fuori dallo scaffale più basso, di sotto a un grande album di disegni di macchine, e porse al padre alcuni opuscoletti impolverati. Erano il Catechismo dell'operaio, I diritti del lavoro, Riflessioni d'un disoccupato, che il signor Mazzi, mesi addietro, aveva strappati di mano a certi giovani operai della sua fabbrica. Avendo veduto suo padre nasconderli là sotto come roba proibita, la ragazza, punta dalla curiosità, li aveva scovati e sfogliati.

Il signor Mazzi arrossì dallo sdegno. — Anche a te si doveva attaccare questa infezione! — gridò, — non ci mancava altro! — E fece a pezzi gli opuscoli e li buttò a pedate in un angolo della stanza. — Ed ora, — soggiunse, agitando l'indice della destra, — non più una parola al proposito, nè ora nè mai! Siamo intesi, o saran cose serie. A tavola, signorina.