Il povero ragazzo non udì più altro: pagò, senza finire il gelato, si cacciò i libri sotto il braccio, si slanciò fuori del caffè come da una casa incendiata, corse fino in mezzo a piazza Solferino, dove s'arrestò ad un tratto, coi piedi come inchiodati alla terra, e là ebbe una visione così lucida e terribile di suo padre disteso al suolo, immobile e sanguinante da un'orrenda ferita, che gli venne su dal cuore un singhiozzo, gli ondeggiarono agli occhi gli alberi e le case, e gli mancarono sotto le ginocchia....
Ma fu un momento. Egli era delicato di fibra, ma gagliardo d'animo. Subito si sentì come scattar dentro una molla d'acciaio che lo rizzò sul busto e gli fece alzare la fronte in atto di risoluzione virile. — No! — disse tra sè, — non perderò mio padre.... mio padre non si batterà.... non me lo uccideranno, ci dovessi lasciare la vita!
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S'andò a buttare sur un sedile del giardino pubblico, vicino al monumento del generale De Sonnaz, appoggiò i gomiti sulle ginocchia e il capo fra le mani, e si mise a pensare.
Ma la commozione e lo stupore gl'impedirono per un po' di tempo di raccapezzarsi. Era possibile? Suo padre battersi in duello col Bussi! Un tempo erano stati amici. Pochi anni addietro il Bussi veniva qualche volta a casa sua, con la moglie e col figliuolo: un ragazzetto della sua età, che era lo spasso di tutti, e giocavano insieme. Poi, fra la signora Bussi e la mamma, senza ch'egli ne sapesse il perchè, s'era rotta ogni relazione; ma non fra suo padre e il marito di lei, che egli aveva visti ancora insieme molte volte per le strade di Torino. Come avevano potuto tutt'a un tratto, in un luogo pubblico, venire a un diverbio violento, insultarsi e sfidarsi come due nemici mortali? Capiva allora perchè suo padre avesse quella mattina desinato fuori, dicendo che era invitato da un collega, con cui doveva parlar d'affari. Aveva dovuto andar fuori per trattare coi padrini, che non voleva ricevere in casa sua, per non destare sospetti. Oh! povero babbo! Chi sa che ore tristi d'ansietà, chi sa che dolorosa giornata era quella per lui, costretto a fingere con la famiglia, a prepararsi al cimento terribile, senza una parola di conforto dei suoi, senza poter espandere l'animo suo, come se fosse solo al mondo, e la sua vita non premesse a nessuno! La prima idea che gli venne fu di correre a casa del nemico, di gettarsi ai suoi piedi e di supplicarlo, abbracciandogli le ginocchia e piangendo, d'aver pietà di lui, di risparmiar la vita a suo padre, di perdonare l'offesa.... Ma respinse sull'atto quell'idea. Quel Bussi, che gli voleva uccidere il babbo, gli si presentava nell'aspetto d'un uomo fremente d'ira e di vendetta, d'un assassino feroce e inesorabile, che nessuna preghiera avrebbe potuto rimovere dal suo proposito; gli metteva orrore e ribrezzo; gli pareva che al solo vederlo si sarebbe sentito gelare il sangue e morir la voce nella gola. Gli venne un altro pensiero: di dir tutto alla mamma. Ma rigettò anche questo, comprendendo che sarebbe stato un passo peggio che inutile. A che pro gettare il terrore e la disperazione in cuore alla sua povera madre, che avrebbe passato una giornata e una notte d'angoscie di morte? Sarebbe forse riuscita a impedire che suo padre s'andasse a battere? Egli aveva bene un'idea, benchè confusa, di che cosa fosse per un uomo della classe signorile il sentimento così detto dell'onore, e capiva che se per questo suo padre arrischiava la vita, non c'era da sperare che s'inducesse a soffocarlo per amore della famiglia. Poi pensò a un altro mezzo: ad avvertire la Polizia. Sapeva di molti casi in cui la Polizia, avvertita che due signori si dovevan battere, era arrivata in tempo sul luogo per impedire il duello.... Ma neppur questo mezzo gli parve da scegliersi. E se suo padre fosse stato arrestato? E se, risapendo dopo che la Polizia era stata avvertita da lui, l'avvocato Bussi avesse sospettato che egli fosse stato spinto a quell'atto da suo padre stesso, per paura di battersi? Gli balenò infine un'idea, che gli parve la meglio di tutte: d'impedire il duello egli medesimo. Svolse nella mente questa idea con un sentimento crescente di speranza e di conforto. — Per andarsi a battere, — pensò, — mio padre uscirà la mattina molto presto. Io veglio la notte, senza spogliarmi, per sentire quando s'alza ed esser pronto a uscir subito dopo di lui; gli tengo dietro per la strada, di lontano, fin dove si dovrà battere; si batteranno in campagna, come s'usa; mi nascondo dietro un albero o una siepe; quando li vedo l'uno di fronte all'altro salto su, mi getto in mezzo, m'avvinghio al babbo, supplico, grido.... Voglio vedere se l'altro avrà il coraggio di ferir mio padre che non si potrà difendere; mio padre non riuscirà a svincolarsi da me; tutti si commuoveranno, sentiranno pietà.... — Ma appunto questa parola pietà, che gli suonò quasi all'orecchio come se l'avesse pronunciata a voce alta, gli fece cader dall'animo anche quel proposito. No, non era possibile. Egli avrebbe potuto impietosire suo padre: ma l'altro! E che figura ci avrebbe fatta suo padre? E se anche in questo caso si fosse sospettato che egli stesso avesse suggerito al figliuolo quel passo, per vigliaccheria? Non trovando risposta a queste domande, non venendogli altre idee, e disperando che gliene venisse, egli fu invaso dallo sgomento, rivide l'immagine del babbo disteso a terra nel sangue, e si mise a piangere a calde lacrime nel cavo delle mani, scrollando il capo in atto sconsolato....
All'improvviso, come se una mano vigorosa lo sollevasse dal sedile, egli balzò in piedi col viso illuminato da un pensiero, s'asciugò in fretta le lacrime, riafferrò i suoi libri e ritornò al caffè quasi di corsa.
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— Un altro gelato? — gli domandò sorridendo il cameriere. — No, — rispose il ragazzo, con voce concitata; — la Guida di Torino. — Il cameriere gli portò un grosso libro, che egli conosceva, perchè l'aveva nello studio suo padre. Lo aperse, cercò l'elenco degli avvocati, vide dove stava di casa l'avvocato Bussi, ringraziò e tirò via. Stava in via San Domenico. Egli vi arrivò in un batter d'ali, s'affacciò all'uscio di uno sgabuzzino del portone, dove stava rattoppando una scarpa un vecchio ciabattino con gli occhiali, e gli domandò se stesse lì di casa l'avvocato Bussi. Ci stava: al secondo piano. Domandò ancora: — A che scuola va il suo figliuolo? — La seconda domanda dovè parere indiscreta all'ombroso Crispino, il quale gli rispose con mal garbo: — A scuola non ce l'ho messo io: vada a chiedere le informazioni in casa. — Ma il ragazzo ridomandò: — A che scuola va il suo figliuolo? — con un accento così commosso di preghiera, d'impazienza e d'affanno, che quegli rispose quasi a suo malgrado, come a un comando, guardandolo con due grand'occhi stupiti: — Qua vicino, al Ginnasio Balbo, in via Porta Palatina. — Non aveva ancor detto la via che il ragazzo era già scappato. Svoltò in via Milano, infilò via della Basilica, riuscì in via Palatina e arrivò trafelato davanti alla porta del Ginnasio, dove stava ritto il custode — un ometto sbilenco dal muso volpino — il quale, vistogli i libri sotto il braccio, gli lanciò un'occhiata severa, dicendo tra sè: — Ecco un monello che ha marinato la scuola, e che viene ad aspettare un altro poco di buono, per andare insieme a batter le strade. Che grinta! Questo deve dar delle belle consolazioni, a suo padre!...
All'uscita degli scolari Arturo si piantò nel mezzo della soglia e cominciò a chiamare: — Bussi — Bussi — Bussi, cercando a destra e a sinistra il viso del suo piccolo amico d'un tempo, che non era certo di riconoscere. Non n'eran passati trenta che una voce gli rispose: — Son qui — e gli si parò davanti un ragazzo, il quale, guardatolo appena, gli domandò con accento di stupore, sorridendo: — Pironi?
Era un ragazzo assai più alto e più robusto di lui, benchè non avesse che un anno di più: bruno di pelo e di pelle, e d'aspetto piacente; benchè di una espressione precocemente ferma, quasi d'un uomo, e leggermente beffarda; la quale gli avrebbe fatto cattivo senso s'egli avesse avuto l'occhio meno velato dalla passione. Ma Arturo non ci badò, lo prese per mano, lo tirò dall'altra parte della strada e gli disse affannosamente: — Senti.... domani mattina.... mio padre e tuo padre.... si battono in duello....