La notizia non produsse l'effetto ch'egli s'aspettava. Quegli non fece che un leggiero segno di stupore, dicendo:
— Oh, diavolo!... E perchè mai?
Arturo gli disse in furia quello che sapeva, e come l'aveva saputo, e soggiunse con voce rotta: — Ora noi dobbiamo impedire, capisci, a qualunque costo. Mio padre può uccidere il tuo, o restar ucciso. Questo non dev'essere. È un orrore. Son venuto da te. Aiutami tu. Tentiamo insieme. Noi soli possiamo impedire una tremenda disgrazia.
Il ragazzo si grattò il mento con un dito; poi rispose tranquillamente: — Impedire.... va bene. Ma in che maniera?
Arturo gli espose il suo disegno. Il duello si sarebbe fatto senza dubbio la mattina prestissimo. Dovevano vegliar tutti e due, attenti a quando il babbo uscisse di casa, e uscir dopo di lui, senza farsi sentire. Certamente, secondo l'uso, l'uno e l'altro sarebbero stati aspettati dai padrini sulla strada, con una carrozza. Essi si dovevano attaccare dietro alla carrozza, e non lasciarla più. Così, senza gran fatica, potevano arrivare al luogo fissato per il duello. Là si sarebbero facilmente ritrovati, e nascosti insieme, in qualche modo, ad aspettare il momento. Giunto il momento, si sarebbe gettato ciascuno ai piedi del proprio padre, supplicandolo di non battersi. Non avrebbero osato, per certo, di battersi in presenza dei loro figliuoli, si sarebbero commossi tutti e due, lasciati persuadere dai padrini a desistere, forse riconciliati. — È questo l'unico mezzo, — concluse. — Io solo non impedirei nulla. Mi raccomando a te. Non lasciarmi solo. Aiutami, per quanto hai di più caro al mondo. Te ne scongiuro!
L'altro rimase un poco sopra pensiero; ma con un sorriso sulle labbra, come se fosse più allettato dalla novità bizzarra dell'impresa che commosso dall'idea del pericolo paterno e della gentilezza dell'azione. Poi rispose con molta placidità: — L'idea è buona; ma.... quanto alla riuscita, ho i miei dubbi. Per quello che riguarda mio padre, intanto, io sono certo d'una cosa, come se fosse già avvenuta, ed è che, quando mi vedrà comparire, invece di commoversi, mi ammollerà una piattonata sulla schiena. Mi vuol bene; ma.... me l'ammollerà. Me la sento. Ma questo non vorrebbe dire. Il male è che si farebbe un buco nell'acqua.... credo. Dimmi un po': e se non ne facessimo nulla? Non bisogna poi montarsi la testa. Non tireranno mica a finirsi. Tutti i giorni seguono dei duelli senz'altra conseguenza che una scalfittura al braccio o una sdrucitura al capo: il medico ci dà qualche punto, i duellanti si stringon la mano, e poi.... vanno insieme a far colazione.
— No! no! — esclamò Arturo, col pianto nella gola; — non dir così, te ne supplico. Tuo padre è stato offeso, il mio è impetuoso. Quando hanno le armi alla mano perdon la testa. E poi, chi lo sa? E se si battono con la pistola? Uno dei due può morire. Pensa che rimorso, che disperazione ne avremmo tutti e due! Pensa alla tua povera mamma! Pensa che domani mattina, fra poche ore, tu potresti non aver più padre, o potrei non averlo io! E questo per una parola! È una cosa orrenda! Tu scherzi; ma sei buono. Abbiamo giuocato insieme da bambini, ci volevamo bene. Aiutiamoci come due fratelli. Non lasciarmi solo. Io ci vado solo, se tu non vieni, anche a costo di cascar morto per la strada. E allora direbbero tutti: — Perchè non ci è andato anche l'altro? Penserebbero male di te.... Oh, vieni, vieni.... Come ti chiami?... Carlo? Sì, ora mi ricordo. Vieni, Carlo, te ne prego; m'inginocchio qui sulla strada, se non mi dici di sì; ho bisogno di te; tu puoi salvar la vita a mio padre; te ne scongiuro in nome di mia madre, e della tua; e se mi aiuti, ti vorrò bene sempre, anche quando sarò grande, sarò sempre per te quello che tu vorrai, pronto a darti anche la mia vita, se me la chiedessi! — E così dicendo, gli mise le mani tremanti sulle spalle e il viso contro il viso.
Carlo, che aveva sorriso alle prime, parole, cessò di sorridere alle ultime, lo fissò, e gli disse con un accento di pietà, da fratello maggiore: — Povero Arturo!
Questi gli strinse le spalle più forte, aspettando la risposta, con tutta l'anima negli occhi.
Carlo rispose: — Verrò.