La ragazza stese la mano sulla tavola.
“Nasconda quella mano,” le dissi.
“Porqué?” domandò essa.
“Perchè voglio mangiare in pace.”
“Mangi con una mano sola.”
“Ah!”
Mi parve di stringere la manina d'una bimba di sei anni; il coltello cadde in terra; un denso velo si stese sulla costoletta.
A un tratto mi sentii la mano vuota, apersi gli occhi, vidi la ragazza tutta turbata, mi voltai indietro: giusto cielo! c'era un bel pezzo di giovanotto, con la giacchettina attillata, coi calzoni stretti, col piccolo cappello di velluto, oh terrore! un torero! Diedi un guizzo, come se mi fossi sentito piantar nel collo due banderillas de fuego.
—Capisco a volo!—dissi tra me, come quel tale nella commedia Moglie e Buoi; e sfido a non capire! La ragazza, un po' imbarazzata, fece la presentazione:—“Un italiano de paso por Cordoba,” e soggiunse in fretta: “che vorrebbe sapere a che ora parte il treno per Siviglia.”
Il torero, che al primo vedermi, aveva corrugato la fronte, si rasserenò, mi disse l'ora della partenza, sedette, ed entrò amichevolmente in conversazione. Io gli domandai notizie dell'ultima corrida che s'era fatta a Cordova; era un banderillero, mi raccontò per filo e per segno le vicende della giornata. La ragazza, in quel frattempo, coglieva dei fiori nei vasi del patio. Terminai la mia colazione, offersi un bicchier di Malaga al torero, feci un brindisi al felice piantamento di tutte le sue banderillas avvenire, pagai lo scotto (tres pecetas, c'eran compresi i begli occhi, si capisce), e poi, fatto muso franco, anche per dissipare fin l'ombra d'un sospetto nell'anima del mio formidabile rivale, dissi alla ragazza:—“Señorita! A chi parte non si nega nulla; io, per lei, sono come un moribondo, non mi rivedrà mai più, non sentirà mai più pronunziare il mio nome: può dunque lasciarmi un ricordo: mi dia quel mazzolino di fiori.”