“È là.”

Volai nell'osteria, trangugiai un uovo sodo, e scappai verso la diligenza gridando: “Quanto tempo c'è ancora?”

“Altri due minuti!” mi rispose la voce di prima.

Rivolai all'osteria, mandai giù un altr'uovo, e corsi di nuovo alla diligenza, ridomandando: “Si parte?”

“Fra un minuto!”

All'osteria daccapo, e un terz'ovo, e poi alla diligenza: “Si va?”

“Fra mezzo minuto!”

Questa volta tirai un moccolo da far rabbrividire, ricorsi all'osteria, inghiottii un quart'ovo e un bicchier di vino, e mi slanciai di corsa verso la diligenza. Ma fatti appena dieci passi, mi sentii mancare il respiro, e mi fermai coll'ovo a mezza gola. In quel punto schioccò la frusta.—Aspettate!—urlai con una voce rantolosa, agitando le mani come un uomo che affoghi.

Que hay?” (che c'è?) domandò il vetturino.

Non potei rispondere.