“Se le ha quedado un huevo en la garganta!” (Le è rimasto un uovo nella gola) rispose per me uno sconosciuto.
Tutti i viaggiatori diedero in uno scoppio di risa, l'ovo andò giù, risi anch'io, raggiunsi la diligenza che partì subito, e ripreso ch'ebbi fiato, feci ai miei compagni di viaggio il racconto delle mie disgrazie, che li esilarò e gl'impietosì più che non avrei osato sperare dopo quella crudele risata sul mio strangolamento.
Ma le mie disgrazie non eran finite. Uno di quei sonni irresistibili, che mi saltavano addosso a tradimento nelle lunghe marcie notturne in mezzo ai soldati, mi prese tutt'a un tratto, e mi torturò fino alla stazione della strada ferrata, senza ch'io potessi dormire un momento. Credo che una palla da cannone appesa per uno spago in mezzo al cielo della diligenza, avrebbe dato meno noia ai miei disgraziati compagni di viaggio, di quello che ne diede la mia povera testa dondolando, come fece, da tutte le parti, che pareva non fosse più attaccata al collo che per un nervo. Avevo da una parte una monaca, dall'altra un ragazzo, davanti una contadina, e per tutto il tragitto non feci che picchiar capate su quelle tre vittime, col monotono va e vieni del battaglio d'una campana. La monaca, poveretta, si lasciava picchiare e taceva, forse in espiazione dei suoi peccati di pensiero; ma il ragazzo e la contadina brontolavano di tratto in tratto:—Es una barbaridad!—Así no se puede estar!—Tiene una cabeza de plomo! (una testa di piombo).—Finalmente uno scherzo d'uno dei viaggiatori ci liberò tutti e quattro da quel supplizio. La contadina essendosi lamentata un po' più forte del solito, una voce in fondo alla diligenza esclamò:—Si consoli! Se non le ha rotto la testa finora, può star sicura che non gliela rompe più, perchè vuol dire che l'ha a prova di martello.—Tutti risero, io mi svegliai chiedendo scusa, e le tre vittime furon così contente di vedersi libere da quello spietato picchiare, che invece di vendicarsi con qualche parola acerba, mi dissero:—Pobrecito! Ha descansado Usted muy mal! Se ha lastimado Usted la cabeza! (Poveretto! Ha riposato molto male! Deve essersi fatto male alla testa!)
Arrivammo finalmente alla strada ferrata, e, vedete, iniqua sorte! solo com'ero nel carrozzone che avrei potuto dormire come un sultano, non riuscii a chiuder occhio. Mi sentivo una spina nel cuore pensando che avevo fatto quel viaggio di notte, e che non avevo veduto nulla, e che non potevo godere dello spettacolo di Granata lontana! E mi sonavano in mente i dolci versi di Martinez della Rosa:
«Oh amata patria mia! Ti riveggo al fine! Riveggo il tuo bel suolo, i tuoi campi lieti e fecondi, il tuo splendido sole, il tuo quieto cielo!
»Oh sì! veggo la famosa Granata stendersi al piano dall'uno e dall'altro colle, le sue torri sollevarsi in mezzo ai giardini eternamente verdi, i suoi fiumi cristallini baciar le sue mura, i monti superbi circondar la sua valle, e la Serra Nevada coronare gli orizzonti lontani!
»Oh! la tua memoria mi seguiva in ogni parte, Granata! turbava i miei piaceri, la mia pace, la mia gloria, e mi opprimeva l'anima e il cuore! Sulle gelide rive della Senna e del Tamigi, io ricordava le amene sponde del Dauro e del Genil, e sospirava! e ben sovente, intonando una lieta canzone, il mio dolore s'inacerbiva, e il pianto mal represso soffocava la mia voce!
»Invano l'Arno delizioso mi offerse le sue rive smaltate di fiori, asilo degli amori e della pace. La pianura irrigata dal quieto Genil,—diceva,—è più fiorita! Il soggiorno della bella Granata è più caro!—E mormorava queste parole con accento sconsolato, e ricordando la casa dei miei padri, alzava gli occhi melanconici al cielo.
»Qual'è la tua magia, il tuo ineffabile incanto, o patria, o dolce nome, che ci sei tanto caro! Il nero Affricano, lungi dal suo deserto nativo, guarda con doloroso sdegno i campi verdeggianti; il rozzo Lappone, rapito alla sua terra materna, sospira le notti perpetue e il perpetuo gelo; ed io, io cui la sorte benigna concesse di nascere e di crescere nel tuo beato grembo, benedetto di tanti doni da Dio, io, lontano da te, avrei potuto dimenticarti, Granata?»
Arrivai a Granata, era buio fitto, non vidi neanco il profilo d'una casa. Una diligenza, tirata da due cavalli