«....... anzi due cavallette
Di quelle di Mosè là dell'Egitto»
mi sbarcò in un albergo, dove dovetti aspettare un'ora che mi si facesse il letto, e finalmente, poco prima delle tre della mattina, potei metter la testa sul guanciale. Ma le mie disgrazie non eran finite. Quando cominciavo a pigliar sonno, sentii un mormorio indistinto nella stanza accanto, e poi una voce maschile che disse chiaramente:—Oh che piedino!—Chi ha viscere di umanità, giudichi. Il guanciale era un po' scucito, tirai fuori due bioccoli di lana, me li cacciai nelle orecchie e riandando col pensiero le traversie del mio viaggio m'addormentai del sonno dei disperati.
La mattina per tempo uscii e passeggiai per le strade di Granata fin che fosse un'ora decente per andar a trar fuor di casa un giovane granatino che avevo conosciuto a Madrid, in casa di Fernandez Guerra, di nome Gongora, figliuolo d'un archeologo illustre, e discendente del famoso poeta cordovese Luigi Gongora; di cui dissi qualcosa di volo. La parte della città che vidi in quelle poche ore non rispose alla mia aspettativa. Credevo di trovar le stradine misteriose e le casine bianche come a Cordova e a Siviglia; trovai invece delle piazze spaziose, alcune belle strade diritte, e le altre tortuose ed anguste sì, ma fiancheggiate da case alte, dipinte in gran parte di falsi bassorilievi, con amorini e ghirlande e svolazzi di tende e di veli di mille colori; senza quell'aspetto orientale delle altre città andaluse. La parte più bassa di Granata è quasi tutta fabbricata colla regolarità d'una città moderna. Passando per quelle strade, mi pigliò il dispetto, e avrei certo portato al signor Gongora una faccia rannuvolata, se per caso, in quell'andar così alla ventura, non fossi riuscito nella famosa Alameda, che gode la fama di essere il più bel passeggio del mondo, e che mi compensò a mille doppi della odiosa regolarità delle strade che vi conducono.
S'immagini chi legge un lungo viale di sì straordinaria larghezza, che vi potrebbero passare cinquanta carrozze di fronte, fiancheggiato da altri viali minori, lungo i quali corrono file di alberi smisurati, che formano a una grande altezza una immensa vòlta di verzura fitta tanto da non lasciar penetrar un raggio di sole; e alle due estremità del viale di mezzo due fontane monumentali che gettan l'acqua a larghi sprazzi ricadenti in finissima pioggia vaporosa, e tra viali e viali, ruscelli cristallini, e in mezzo, un giardino tutto rose e mirti e gelsomini e schizzi d'acqua; e da un lato il fiume Genil che scorre in mezzo a due sponde coperte di boschi d'allori, e lontano i monti coperti di neve, sui quali le palme lontane disegnano le loro fantastiche chiome; e per tutto un verde vivo, chiuso, stracarico, che lascia vedere qua e là qualche striscia di cielo d'un color zaffiro che innamora.
Tornando dall'Alameda, incontrai un gran numero di contadini che uscivan dalla città a due a due, a drappelli, colle loro donne e i loro ragazzi, canterellando e celiando. Il loro vestire non mi parve diverso da quello dei contadini della campagna di Cordova e di Siviglia. Avevano il cappello di velluto, alcuni colla tesa larghissima, altri colla tesa alta e ricurva; una giacchettina fatta di liste di panno di vario colore, una fascia rossa o azzurra, calzoni stretti, abbottonati lungo la coscia, e un par di ghette di cuoio aperto da un lato in modo da lasciar vedere le gambe. Le donne son vestite come nelle altre provincie, e non v'è differenza notevole neanche nei visi.
Andai a casa del mio amico, e lo trovai sepolto nei suoi studi archeologici, davanti a un mucchio di vecchie medaglie e di pietre istoriate. Mi ricevette con una allegrezza e una cortesia carissimamente andalusa, e scambiati che ci fummo i primi saluti, pronunziammo tutti e due a una voce quella magica parola che in ogni parte del mondo desta in ogni anima un tumulto di grandi ricordi e un sentimento di desiderio segreto; che dà l'ultima spinta verso la Spagna a chi ha concepito il disegno del viaggio e non ancora preso la risoluzione della partenza; che fa battere il cuore dei poeti e dei pittori, e scintillar gli occhi delle donne: l'Alhambra!
Ci precipitammo fuor di casa.
L'Alhambra è posta sur un'alta collina che domina la città, ed offre da lontano l'aspetto d'una fortezza, come quasi tutti i palazzi orientali. Ma quando io m'avviai col Gongora su per la strada de los Gomeles per andar a visitare la reggia famosa, non ne avevo ancora visto le mura neanco da lontano, e non avrei saputo dire da che lato della città si trovasse. La strada de los Gomeles è in salita e descrive una leggiera curva, onde per un buon tratto non si vede dinanzi altro che case, e si può credere che l'Alhambra sia ancora lontana. Il Gongora non parlava; ma gli leggevo in viso che godeva nel più vivo dell'anima pensando alla meraviglia e al diletto che avrei provato io. Guardava in terra sorridendo; rispondeva a tutte le mie domande con un cenno che voleva dire:—a momenti;—e di tratto in tratto alzava gli occhi quasi furtivamente per misurare la strada che ci rimaneva a percorrere. Ed io godevo tanto di quel suo piacere che gli avrei gettato le braccia al collo per ringraziarlo.