“Qui riposa la regina Giovanna la pazza.”

“Qui riposa donna Maria, sua figliuola, morta nell'età di nove anni.”

“Dio li abbia tutti nella sua santa pace!”

E piantato la fiaccola in terra, incrociò le braccia e chiuse gli occhi, come per darmi agio di fare le mie meditazioni.


Ci sarebbe da aggobbire a tavolino, chi volesse descrivere tutti i monumenti religiosi di Granata: la stupenda Certosa, il Monte-Sacro che racchiude le grotte dei martiri, la chiesa di San Geronimo dove è sepolto il gran capitano Consalvo di Cordova, il convento di Santo Domingo fondato dall'Inquisitore Torquemada, quello dell'Angelo che contiene pitture del Cano e del Murillo, ed altri molti; ma io suppongo che chi legge sia già assai più stanco di me, e però gli faccio grazia di un monte di descrizioni che probabilmente non gli darebbero che una idea assai confusa delle cose.

Ma poichè ho nominato il sepolcro del gran capitano Consalvo di Cordova, non posso trattenermi dal tradurre un curioso documento che a lui si riferisce, e che mi fu dato appunto nella chiesa di San Geronimo da un sacrestano ammiratore delle gesta di quell'eroe.

Il documento è redatto a modo di aneddoto nei termini seguenti.

«Ogni passo del gran Capitano, Don Gonzalo di Cordova, fu un assalto, ed ogni assalto una vittoria; il suo sepolcro nel convento dei Geronimi di Granata, fu adornato di dugento bandiere conquistate da lui. I suoi emuli invidiosi, ed in particolar modo i Tesorieri nel regno di Napoli, nel 1506, indussero il Re a chieder conto a Gonzalo dell'uso che aveva fatto delle grandi somme ricevute dalla Spagna per le spese della guerra in Italia; e in fatti il Re fu tanto piccino da acconsentire ed anco assistere all'atto della conferencia.

Gonzalo accolse quella domanda con altissimo disprezzo, e si propose di dare una severa lezione ai Tesorieri ed al Re, intorno al modo di trattare e considerare un conquistatore di Regni.