— Il nostro affare?

— Il nostro affare... Cioè il patto, la convenzione...

Nel proferir queste parole la voce del maestro tremava sensibilmente.

Roberto gettò le braccia in aria.

— Oh santo Dio! — gridò. — Ma finiamola una volta. Come fa a prender sul serio queste baggianate? Vergogna! Una persona istruita, un uomo colto, un maestro!

Tomatis aveva fatto un passo addietro, sbarrando tanto d’occhi.

— Oh oh! — fece poi. — Misericordia! Lei piglia fuoco come uno zolfino. Parlo per celia, io, non per davvero. Galosso sì... Galosso aveva perduto tutto il suo spirito, era stato assalito da una fissazione mortale... tanto che Baino gli appariva in visione. Ma io... Oibò! Del resto altro è il parlar di morte, altro è il morire. Diamine! E poi non creda che io provi un gran gusto a rinvangar certe cose. È un discorso che mi va poco a genio, sa.

— E dunque non facciamolo più.

— Non facciamolo più. Così l’intendo. Birba chi manca...

Roberto fece un rapido gesto di saluto, e voltò le spalle.